| Il Veneto resta la calamita d’Italia «Turisti tanti, ma guadagni pochi» |
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| Venerdì 02 Luglio 2010 09:44 |
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Da: Il Corriere del Veneto: VENEZIA—Piacciono il litorale, la collina e la montagna. E naturalmente piacciono le città d’arte, i laghi e i vigneti. Insomma il Veneto piace tutto. Ai turisti come ai veneti che sia l’anno scorso che quest’inizio di stagione hanno confermato la preferenza per la nostra regione nonostante la crisi nera che ha piegato l’economia di mezzo mondo. A conti fatti dunque il Veneto è la prima regione turistica del paese con circa sessanta milioni di presenze che non accennano a diminuire e che anzi rappresentano il 16 per cento di tutto il turismo nazionale al punto che il Veneto potrebbe essere scelto come Regione pilota per i progetti di turismo sostenibile voluti dalla Comunità europea. «E’ un dato molto positivo quello dei flussi - commenta l’assessore al Turismo della Regione Marino Finozzi in occasione dell’inaugurazione di Veneto For You presso il Molino Stucky Hilton di Venezia - che dimostra come il sistema del turismo veneto abbia retto di fronte alla crisi». D’altro canto gli operatori del turismo non sembravano così soddisfatti della situazione e più di qualcuno si è lamentato della mancanza dei fatturati tra i dati presentati dall’esponente regionale. «Questi numeri non dicono proprio nulla - ribatte secco il presidente di Federalberghi Veneto Marco Michielli - E’ vero che c’è stato un aumento delle presenze quest’anno ma i fatturati continuano a crollare da due anni a questa parte. Se venisse fuori che gli albergatori nell’ultimo anno hanno perso un 20 per cento dei guadagni purtroppo non ci sarebbe da stupirsi». E l’esempio fatto dal presidente di Federalberghi è semplice: «Finozzi si chieda se va meglio la Ferrari con tremila auto prodotte ogni anno o General Motors con sei milioni. Le presenze sono alte perché sul litorale i gruppi pagano 20 euro a notte con colazione inclusa e i ricavi sono praticamente nulli». A dire il vero, al 20 per cento non si è arrivati ma le cifre non sono certo incoraggianti. Dopo il -13,4 per cento del 2008 e il -14,6 per cento del 2009, le previsioni per quest’anno sono un calo ulteriore compreso tra il -12 e il -15 per cento (Fonte Unioncamere). Non è un caso dunque se gli operatori di settore che si dicono ottimisti per il 2010 siano appena il 20 per cento, mentre più della metà to sfiduciata nei confronti di una possibile ripresa, anche se alcuni piccoli segnali sono innegabili. «C’è un miglioramento - dice l’assessore al Turismo di Venezia Roberto Panciera - ma va detto che le prenotazioni si fanno con largo anticipo mentre i primi segnali di miglioramento economico sono molto recenti». Non si può dimenticare inoltre che durante l’inverno appena trascorso le camere con vista piazza San Marco costavano poco più di cinquanta euro a persona contro i quasi trecento euro del 2007. Il drastico abbassamento dei prezzi degli hotel di lusso poi ha avuto un effetto a catena riflettendosi sugli alberghi a una, due o tre stelle che hanno visto un calo di presenze tra il 6 e il 4 per cento. I nuovi turisti che non si possono permettere il lusso infatti preferiscono i meno costosi campeggi o gli agriturismi come i tedeschi e gli austriaci che hanno preso di mira il Veneto perché meta vicina ed economicamente più abbordabile. La crisi ha infatti cambiato anche le abitudini dei veneti che invece di andare all’estero quest’anno si sposteranno all’interno della regione per tagliare i costi di viaggio. Inoltre sono diminuiti anche i tempi di villeggiatura: i turisti mediamente risiedono in albergo per soli quattro giorni (fine settimana lunghi), mentre in passato fermavano tutta la settimana (da domenica a domenica). Non sono molto cambiate infine le preferenze dei visitatori: il mare continua a essere meta di 26 milioni di turisti, 15 scelgono la città, 10 il lago e 6 milioni si godono il fresco della montagna, mentre 3 preferiscono rilassarsi alle terme. L’assessore Finozzi avrà la possibilità di chiarirsi sulla situazione con gli operatori del settore. Tornano infatti a palazzo Balbi le discussioni sulla legge 33 sul turismo che si era arenata negli anni scorsi sotto il peso di 260 emendamenti. Il testo unico sul turismo infatti non ha mai visto la luce e probabilmente mai la vedrà. «Un solo testo non basta - conclude Finozzi - credo che sia meglio scrivere due leggi, la 33 e la 33 bis, una destinata a regolare gli imprenditori del turismo e una destinata a regolare la promozione che spetta alle Province ».
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