| Bottega veneta, 18 donne disoccupate confezioneranno le borse della griffe |
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| Martedì 25 Gennaio 2011 11:00 |
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borsa_da_very_cool Borse griffate «made in Veneto». E per la precisione ad Arsiero, nella montagna vicentina, dove il marchio «Bottega Veneta» ha lanciato con la locale comunità montana un progetto per la creazione di un laboratorio artigiano «ad hoc» per dare lavoro a 18, e più avanti 32, donne disoccupate della zona. La Cooperativa Femminile Montana realizzerà borse di lusso per il brand del gruppo Gucci, al cento per cento italiane: «E' la risposta veneta alla crisi – commenta il governatore leghista Luca Zaia, presente al taglio del nastro – per prodotti come questi, o come il vetro di Murano, così tipici, vedrei bene anche la marchiatura “made in Veneto”». LA COOPERATIVA - «Nella Valdastico trovare lavoro non è difficile, è quasi impossibile. Per le donne è ancora peggio». Marino Finozzi, assessore veneto alla Montagna, sintetizza così il senso del progetto avviato da Regione, Provincia (il cui sportello mutui ha garantito un prestito da ventimila euro a tasso zero), gli artigiani di Cna Veneto e la comunità montana Alto Astico Posina con Bottega Veneta. «Sono state scelte diciotto disoccupate della zona con esperienza nel tessile - spiega l'amministratore di Bottega Veneta Marco Bizzarri – il flusso di ordini è continuo e ci aspettiamo che le socie della cooperativa raddoppino entro aprile. La formazione ricevuta nella lavorazione della pelle, poi, darà loro competenze preziose». Lo stabilimento è stato aperto in via Longhi ad Arsiero, le operaie-socie hanno dai 20 ai 58 anni e sono specializzate nella realizzazione di borse ad “intreccio infilato”. Gli stipendi sono pagati dalla cooperativa, le socie poi dividono gli utili. Per il futuro si prevede la nascita di una cooperativa analoga a Pedemonte, sempre in vallata. MADE IN VENETO - Presente all'inaugurazione, Zaia ha ribadito le sue idee sulle produzioni certificate italiane: «La legge sul made in Italy va rivista, non bastano tre lavorazioni: si deve attestare che tutto il processo si svolge in Italia. Non possiamo rincorrere cinesi che lavorano a 5 euro l'ora e indiani a un euro l'ora, dobbiamo puntare sulla qualità. Mettere anche la marchiatura «Made in Veneto» non sarebbe male: si può pensare a una certificazione del genere per le produzioni tipiche. Non solo della nostra regione, anche il «made in Sicilia» per le paste siciliane ad esempio». Il governatore del Carroccio è intervenuto anche su dazi e certificazione «local»: «Ai cinesi diciamo che le loro “schifezze” se le tengano a casa loro. Ma il discorso dei dazi è superato: l'importante è che passi il messaggio che per venire nel nostro mercato si devono rispettare le norme su sanità, lavoro e sicurezza». |









