| Austerity, il Veneto dovrà rinunciare a 2000 posti letto e 140.000 ricoveri |
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| Mercoledì 22 Settembre 2010 10:27 |
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sanit_dal_sito_del_corriere Da: Il Corriere del Veneto: VENEZIA — Il cuore del nuovo piano sociosanitario del Veneto, in elaborazione da parte dei tecnici di Palazzo Balbi e destinato a sostituire quello del 1995, sarà la revisione delle schede ospedaliere sulla base degli obiettivi imposti a Regioni e Province autonome dal Patto per la Salute 2010/2012, siglato il 3 dicembre 2009 con il governo. Tra gli altri diktat, il documento programmatico prevede entro il 2011 la riduzione dei posti letto dall’attuale 4,5 per mille abitanti (3,7 per mille ospedalieri più lo 0,8 per mille dedicato a riabilitazione e lungodegenza) al 3,8 per mille (3,2 ospedalieri e 0,6 riservato a riabilitazione e lungodegenza), e l’abbattimento del tasso di ospedalizzazione da 160 ricoveri per mille abitanti a 130/140. Partendo dagli ultimi dati ufficiali del 2008 diffusi dall’Agenzia regionale sociosanitaria (Arss), il Veneto conta 16.500 letti (compresi i pre-accreditati) e ne perderebbe 2145 ospedalieri. Quanto al tasso di ospedalizzazione, la media tocca il 158 per mille, con il record positivo del 138 per mille stabilito dall’Usl 4 di Thiene e quello negativo del 176 detenuto dall’Usl 19 di Adria. Tenendo in considerazione gli 836.015 ricoveri registrati nel 2008, arrivare a un tasso del 140 per mille significherebbe tagliarne 92 mila all’anno. Se invece ci si spinge fino al 130 per mille, ne verrebbero decurtati 142 mila. «Un sacrificio non indifferente, anche se noi abbiamo iniziato a razionalizzare dal 2000, con la delibera 3223 — spiega Antonio Compostella, direttore dell’Arss—perciò disponiamo delle potenzialità per centrare gli obiettivi stabiliti dal Patto per la Salute. Anche perchè in questi ultimi due anni i numeri sono ulteriormente migliorati, quindi i tagli potrebbero essere lievemente minori (i tecnici stanno facendo delle simulazioni, ndr). E comunque meno drammatici di quelli che aspettano le Regioni con i conti in disordine. Per ridurre letti e ricoveri dovremo incidere sugli aspetti organizzativi — chiude Compostella—riservando gli ospedali agli acuti, puntando sulle cure territoriali soprattutto per i cronici, potenziando la chirurgia in Day Surgery, l’assistenza residenziale e domiciliare e le Utap, presìdi che dovranno prevedere medici di famiglia e specialisti». Un quadro che il nuovo segretario regionale della Sanità, Domenico Mantoan, ha tracciato in V commissione. «Se alle Aziende ospedaliere di Padova e Verona, poli di eccellenza, verrà concesso qualche posto letto in più in considerazione dell’alta specialità, nelle Usl più periferiche la media dovrà scendere sotto il 3 per mille—ha detto —. Oggi sono poche le aziende sanitarie venete vicine ai livelli ottimali, ma se riusciremo a impostare un modello di cure primarie sul territorio, mettendo in rete medici e pediatri di famiglia con le strutture intermedie, potremo contenere il numero di ricoveri». Mantoan ha poi archiviato il «piano Ruscitti », che prevedeva di ridurre le Usl da 21 a 7, una per provincia: «E’ incompatibile con l’esigenza di mantenere un sistema sanitario fortemente integrato con il sociale. Per continuare a competere con le migliori sanità europee, la strada è una sola: pochi ospedali per acuti in rete tra loro poiché non tutti devono offrire tutte le prestazioni, collegati da un sistema efficiente per le urgenze/ emergenze e affiancati da Utap e strutture intermedie». La necessità di contenere i costi nasce dalla forbice tra l’aumento annuale del 4% della spesa sociosanitaria e l’incremento delle risorse ottenute da Roma, fermo al 2%. Spetta alla giunta Zaia colmare il divario, con risorse proprie, che deve ricavare anche eliminando le spese inappropriate.
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