| Mestre. Assediati da barboni e balordi: i frati cappuccini "blindano" la chiesa |
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| Venerdì 27 Agosto 2010 08:58 |
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Da: il Corriere del Veneto:
A settembre la chiesa dei Cappuccini si chiude in bunker. Una cancellata dalla parte di via Cappuccina e una cancellata e un muretto dalla parte della piazzetta. I frati sono esasperati e dopo averle provate tutte hanno deciso di chiudere. E Josef il polacco dovrà spostarsi. Con lui altri 7-8 che hanno fatto di quei "sotoporteghi" la loro casa. Bagno compreso. Dunque Josef il polacco non potrà più bivaccare sotto i portici dei Cappuccini. Non potrà più stare lì notte e giorno, con i suoi sacchetti della spesa che sono il suo guardaroba e la sua casa. I sui cartoni di vino e la sua cattiveria. Quando beve infatti diventa cattivo, pensare che fino a qualche anno fa non era così. Anzi, era un punto di riferimento per tutti gli immigrati dei Paesi dell’Est. Poi una brutta caduta, si è rotto la gamba ed ha iniziato a non staccarsi più dalla bottiglia. Adesso è un problema. Serio. È per Josef che i Cappuccini mettono la cancellata e chiudono il sagrato davanti alla chiesa. Risolverà il problema? «Non credo. Lo sposterà. E il rischio è che si sposti dall’altra parte della strada» - avverte Davide Mozzato della Caracol, la cooperativa che gestisce per conto del Comune gli aiuti in strada ai senza fissa dimora. Quello di Josef il polacco è un caso estremo, che non si riesce ad affrontare in nessuno modo. È un etilista cronico. È uno che avrebbe bisogno di cure. Tre anni fa è stato rimpatriato in Polonia, ma poi Josef è tornato. In Polonia nessuno ti fa la carità e bere ha costi proibitivi. E così è di nuovo dai Cappuccini. Notte e giorno. E loro non sanno più da che parte prenderlo. Hanno provato con le buone e poi, esasperati, hanno chiamato la polizia. Che arriva ogni giorno e anche due volte al giorno. Risultato? Lui torna sempre lì. «La repressione da sola non risolve nulla. Il fatto è che il mondo è cambiato e sono cambiati anche i frati. Bravissime persone, per carità, buoni e disponibili, ma non in grado di affrontare queste nuove povertà - avverte Mozzato - Una volta non era così, il povero non era cattivo e invadente, si vergognava. Adesso non è più così.» E davanti alla mensa dei Cappuccini le risse sono all’ordine del giorno. Allora bisogna andare alla Casa dell’ospitalità, da Nerio Comisso, per capire. Lì, in via Spalti, in questo periodo fanno da mangiare per quasi 200 persone, quelli che andavano dai Cappuccini o dai frati Somaschi. E da Comisso si capisce che non basta dar da mangiare agli affamati. La riconoscenza e il rispetto non scattano automaticamente perchè riempi loro la pancia. Anzi, se eroghi un servizio che loro ritengono "dovuto", sei finito - spiega Nerio Comisso. «A tutti bisogna dare un po’ di fiducia e una speranza. Io non voglio insegnare nulla nessuno, ma la Casa dell’ospitalità ha 160 persone ed è quasi totalmente autogestita. E non succede nulla. Non ci sono risse, non c’è gente ubriaca. E non c’è nemmeno nessuno che dopo le 11 di sera tenga la televisione a volume troppo alto. Tutti hanno il rispetto di tutti». Dunque, par di capire che il metodo Comisso, quello che mezzo mondo ci invidia, sia trattare i barboni come esseri umani. «Ma certo che ci sono anche quelli che non vogliono sentir ragioni. E con loro bisogna essere chiari: vanno cacciati - dice Comisso - Leggi quel cartello: «Gli ospiti graditi lo sono a tempo e non a vita. Questa casa non è un albergo». E Josef il polacco? |









