| «Unicredit aiuti il Nord Est invece della Roma calcio» |
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| Mercoledì 07 Luglio 2010 08:17 |
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zaia_calcio_dal_corriere Da: Il Corriere del Veneto: VENEZIA - Che si tratti della candidatura per le Olimpiadi 2020 oppure delle sorti della Roma, intesa come società calcistica in profonde (e datate) difficoltà finanziarie, l’effetto è il medesimo: quando la politica o la grande finanza si occupano della Capitale - meglio, di una certa Capitale, abituata a chiedere perché tutto le sarà concesso, talvolta anche in barba alle regole che valgono per il resto del mondo - i sensori di Luca Zaia captano puzza di bruciato. «Perché questi film li abbiamo già visti - allarga le braccia il presidente leghista del Veneto - e abbiamo anche visto come vanno a finire». La questione, dal punto di vista sociale e ambientale, è delicatissima. E potenzialmente esplosiva, soltanto a giudicare dalla fama che precede certi gentiluomini che frequentano la curva dello stadio Olimpico. La holding della famiglia Sensi, proprietaria della Roma da 17 anni, è indebitata per 325 milioni con Unicredit: un fido concesso e finora mai riscosso dall’istituto bancario. L’ipotesi che va per la maggiore è che la banca guidata da Alessandro Profumo, per rientrare dei suoi soldi, diventi proprietaria degli asset che fanno capo ai Sensi, tra cui il club calcistico più amato della Capitale. L’intesa, è a un passo dalla firma: Rosella Sensi manterrebbe la presidenza della Roma, fino alla cessione della squadra a un altro soggetto. Presidente Zaia, che effetto le fa questo quadretto? «Mi verrebbe da dire che questa è la cronaca di una fine annunciata. C’era qualcuno che non sapesse che la Roma Calcio versava da anni in una situazione economica pesantissima? I bubboni vengono a galla adesso, probabilmente a causa di un contesto di crisi ormai generalizzato, ma si sapeva tutto da tempo». Unicredit, di fatto, ha in mano il destino della Roma: secondo lei come andrà a finire? «Dico soltanto questo: mi rifiuto di pensare che il dottor Profumo e il suo consiglio di amministrazione, per l’intelligenza e l’oculatezza manageriale che gli riconosciamo, possano avallare operazioni che rischino di scaricare sui soci della banca per primi, e sui risparmiatori poi, le conseguenze di un affare andato male come la Roma Calcio ». Teme che per Roma e la Roma si facciano eccezioni altrove inimmaginabili? «Io so che Roma, sotto la formula di Roma Capitale, ha veramente esagerato su tutti i fronti e sbuca ovunque. Lo abbiamo appena visto nella vicenda per la candidatura olimpica e adesso ci risiamo». Ai banchieri di Unicredit cosa chiederebbe? «Faccio una premessa: le banche gestiscono la raccolta del denaro nei territori di riferimento e svolgono una funzione sociale. Allora a Unicredit chiederei di mettere in cantiere, per lo meno, un intervento di tipo autenticamente federalista: se l’operazione Sensi-Roma vale 325 milioni di euro, Unicredit ne metta sul piatto il doppio per fare qualcosa di utile nel Nord del Paese». Qualcosa di utile per i club calcistici in difficoltà a nord del Po? «Nemmeno per sogno, non chiederei mai a Profumo di salvare una squadra di calcio, non è questo il momento. Le priorità, in un periodo di crisi, sono altre: parlo di un intervento straordinario, con soldi veri, a sostegno delle famiglie e degli imprenditori del Nord. Questo vorrei, altro che il pallone».
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