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Lunedì 28 Giugno 2010 09:40
scarpa_rossa

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Da: il Corriere del Veneto:

VENEZIA—Le calzature italiane riacquistano gradatamente terreno sui mercati internazionali ma i distretti veneti fanno segnare, anche nella prima parte del 2010, un rallentamento. È la sintesi di quanto si legge in uno studio eseguito dal sito web specializzato Trend Calzaturiero su dati Istat che vedono, a fronte di crescite delle aree ad esempio toscana, romagnola e napoletana, tutte a doppia cifra, flessioni dei poli montebellunese, veneziano e veronese. Nel dettaglio, il distretto ai piedi del Montello, che raccoglie circa 350 aziende in una ventina di Comuni, ha marcato fra gennaio e marzo 2010 un calo delle vendite oltrefrontiera dell’8,4% rispetto alla stessa data dell’anno precedente. Elemento non secondario, dato che dal comprensorio di Montebelluna le merci destinati ai consumatori internazionali oscillano fra il 60% ed il 70% del totale.

Qualche perplessità viene tuttavia da Aldo Durante, presidente del Museo dello Scarpone e promotore dell’Osservatorio sulla calzatura che monitora costantemente gli andamenti del distretto. «Va innanzitutto ricordato - premette - che in quest’area opera un colosso che si chiama Geox e che da solo realizza il 44% del fatturato complessivo. Un mal di pancia anche minimo a casa di Mario Moretti Polegato ovviamente altera l’osservazione generale e magari non rende giustizia a segnali di altro genere in aziende di piccola dimensione. In secondo luogo, va anche tenuto presente che la scarpa montebellunese è stata delocalizzata già da molti anni e che ai dati Istat sfuggono tutti gli scambi commerciali estero su estero. Il quadro, tuttavia, dai dati degli ultimi mesi, pare in leggero miglioramento anche qui, in particolare per quanto riguarda gli scarponi da sci, spinti da due stagioni abbondantemente nevose in tutto il pianeta, e nicchie come le calzature da trekking e da motocross ». Da Montebelluna alla Riviera del Brenta, territorio costellato da almeno 800 aziende distribuite fra le province di Padova e Venezia, posizionate sulla gamma alta, vale a dire fra i migliori brand del made in Italy, e che fa segnare una flessione di esportazioni rispetto al primo trimestre dello scorso anno, di quattro punti. «Occorre star sereni perché stiamo riprendendo - è il punto di vista di Giuseppe Baiardo, presidente dell’Associazione dei calzaturieri della Riviera (Acrib) - e va anche detto che in realtà noi non siamo mai scivolati davvero in basso. Prevediamo di chiudere il 2010 con fatturati complessivi in crescita del 7%».

Non grazie al mercato europeo, in ogni caso. «Il Vecchio Continente è molto statico, a differenza dei segnali di reazione che cogliamoad esempio negli Usa. Movimenti positivi li osserviamo in Asia, in Sudafrica, in Nuova Zelanda e anche in Australia. In tempi brevi le esportazioni dovrebbero ripartire in modo significativo anche verso Brasile e Argentina». Nell’area scaligera, dove le esportazioni hanno toccato un calo del 2,3%, il sentimento comune è comunque quello di «moderata speranza». Se ne fa portavoce il presidente dei calzaturieri veronesi e vice presidente dell’associazione nazionale, Renzo D’Arcano, il quale ammette di non avere dati precisi ma sostiene di rilevare un certo ripreso fermento per quanto riguarda la produzione per la prossima stagione invernale. «Dal tempo delle vacche magre non siamo ancora fuori ma non va peggio. Dalla fiera internazionale di Riva del Garda, nei giorni scorsi, abbiamo portato a casa la convinzione di aver visto operatori più attenti ed interessati».

 
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