| Obiezione fiscale, la Lega rilancia «Il Veneto incassi le sue tasse» |
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| Mercoledì 23 Giugno 2010 08:38 |
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zaiao_gio_dal_sito_del_corriere Da: Il Corriere del Veneto: VENEZIA - È come una formula magica, alle orecchie pur sempre anti-centraliste dei leghisti: obiezione fiscale. E se a evocare la disobbedienza tributaria è il capo Gian Paolo Gobbo, nelle vesti di sindaco di Treviso arrabbiato per le conseguenze della manovra governativa, gli altri si buttano a pesce. Persino il governatore Luca Zaia, che pure mantiene un profilo istituzionale, a domanda specifica risponde così: «Ben vengano tutte le prove muscolari, purché pacifiche, di protesta. Vedo di buon occhio anche l’obiezione fiscale, visto che per ora noi veneti stiamo soltanto pagando e in cambio vediamo poco o nulla». Specificherà poi il presidente della Regione: «La considero comunque l’ultima spiaggia, alla quale noi non vorremmo mai approdare, ma diventa l’unica realtà nel momento in cui ti trovi nella tua famiglia a non avere più risorse perché qualcun altro te le porta via, e prima che i tuoi figli muoiano di fame, dici: adesso disobbedisco e non vi do più nulla». Certo, in Veneto la morte per fame è una prospettiva ancora lontana. Ma le conseguenze economiche della manovra nazionale, in attesa delle modifiche che verranno apportate in Parlamento, annunciano contraccolpi ferali sui conti della Regione: si parte da meno 800 milioni in due anni. Roberto Ciambetti (Lega), assessore al Bilancio della giunta Zaia, lo ha ribadito durante un’audizione in commissione: i minori trasferimenti dallo Stato ammontano in via preventiva a 372 milioni nel 2010 e a 430 per l’anno successivo. Ciambetti avrebbe aggiunto anche di più: «L’assessore ci ha addirittura detto - riferiscono i consiglieri di opposizione Gustavo Franchetto (Idv) e Piero Ruzzante (Pd) - che non sa se reintrodurre l’addizionale regionale Irpef. Dunque, altre tasse per i veneti perché la Regione ha ormai le casse prosciugate, essendo rimasti a disposizione solo 1,4 milioni per gli investimenti e un milione per le spese correnti. Praticamente - riassume Ruzzante - il Veneto è in mutande». In realtà, l’assessore fornisce una versione sostanzialmente diversa: «Ho detto che oggi come oggi - spiega Ciambetti -, con la manovra continuamente in progress e che cambierà sicuramente nelle cifre, non ho gli elementi necessari per rispondere a una domanda sull’eventuale reintroduzione dell’addizionale. Né per il sì, nè per il no». La battaglia si combatte su più fronti. Oggi, per esempio, scendono in campo i sindaci, in marcia sulla Capitale per manifestare tutta la loro insoddisfazione verso una manovra che viene percepita, dai bravi veneti con i conti in ordine, alla stregua di un sopruso. E dopo la protesta, che si fa? Sotto con l’obiezione fiscale. Federico Caner, capogruppo leghista in consiglio regionale, non ha gli impacci diplomatici di Zaia e va via dritto: «Se dal governo non arriveranno presto segnali incoraggianti per il Veneto, non resta altra via percorribile. È ora che cominciamo ad applicare il federalismo e l’autonomia che finora ci sono stati impediti, per sostenere una parte di Italia che non se lo merita». Di più. Secondo Caner, sarebbe ora che anche il Veneto si dotasse di un’agenzia regionale per la riscossione dei tributi, evitando che il flusso delle imposte venga incamerato dalle casse dell’Erario centrale e poi redistribuito in periferia. Dal fronte opposto, Ruzzante (Pd) stronca l’accelerazione leghista in materia fiscale catalogandola alla voce «fumo negli occhi». Affonda il consigliere di opposizione: «È evidente che quella di Gobbo e Caner è una proposta tanto demagogica quanto pericolosa, perché invita i cittadini a violare la legge, illudendoli che in questo modo si risolvano i problemi. I leghisti se ne escono con queste improvvisazioni dal sapore secessionista, compresa l’idea di un’Agenzia per la riscossione dei tributi su base regionale».
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