Home Notizie a Mestre Città Sociale «Non sbagliate laurea, sporcatevi le mani»
«Non sbagliate laurea, sporcatevi le mani» PDF Stampa E-mail
Giovedì 03 Giugno 2010 12:17
iuav_tratta_dal_sito_del_corriere_del_veneto

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Da: il Corriere del Veneto:

VENEZIA — Per i suoi diciott’anni si è regalato la prima partita Iva. Aveva già lavorato come meccanico nell’officina del padre ma di lì in poi, a sentir lui, non si è fermato un momento: organizzatore di feste, pr in discoteca («E solo di questo si parla»), agricoltore, muratore, cameriere, pulitore di pelli. Poi ha scoperto la politica ed in una manciata di anni (ne ha quarantadue, se fosse un industriale siederebbe tra «i giovani») è diventato governatore. Luca Zaia assicura: «So bene di cosa parlo, non sono un figlio di papà». Dice di aver letto i dati sulla disoccupazione tra gli under 35 in Veneto, schizzata al 7% con un più 40% nel primo anno della crisi, e promette: «Non li lasceremo soli». Ma sia chiaro: «Anche i ragazzi dovranno fare la loro parte».

Presidente, i giovani non trovano lavoro. E, se lo trovano, di solito non è quello che cercavano, spesso è mal pagato, quasi sempre è precario. «Viviamo un momento di grande difficoltà, siamo preoccupati. Sappiamo che gli under 35, insieme ai cinquantenni, sono quelli che più subiscono la crisi ed il braccio di ferro con l’offerta. Il mio assessore al Lavoro, Elena Donazzan, si sta già dando da fare per trovare delle soluzioni ma non vorrei che i ragazzi perdessero fiducia, convinti che le cose non sono mai andate tanto male ».

Beh, una crisi così non si vedeva da un pezzo… «Vico ci ha insegnato che la vita è fatta di corsi e ricorsi storici. Nel 1990 ci fu la crisi della Lira, nel ’70 lo choc petrolifero, nel ’50 era appena finita la guerra, la Grande depressione del ’29 è passata alla storia. Ne siamo sempre usciti, ce la faremo anche stavolta».

Come pensate di affrontare l’emergenza? «Stiamo lavorando su tre fronti: il primo con le banche, per garantire a tutti l’accesso al credito, la possibilità di comprarsi una casa o la macchina; il secondo riguarda la creazione di un welfare che dia sostegno al reddito nel passaggio da un contratto all’altro; il terzo, l’attivazione di servizi di orientamento e formazione che facilitino un reimpiego rapido di chi perde o finisce un lavoro. Ma tutto questo servirà a poco, se i nostri ragazzi non si daranno da fare».

Da dove dovrebbero cominciare? «Dalla scelta dei corsi di laurea. Tra qualche anno in Veneto i medici mancheranno più dei preti. E alla mia porta fanno la fila con mamma e papà laureati in Scienze delle comunicazioni, in Lettere, in Scienze politiche, in Lingue orientali. Nessuno vuole soffocare le aspirazioni dei singoli, ma se decidi di iscriverti a certe facoltà, sai già a cosa vai incontro. E poi non è detto che tu ti debba laureare per forza».

Di questi tempi una laurea non si nega a nessuno. «Vedo un insensato ostracismo nei confronti della manualità, che difatti è sparita. E così una certa offerta, che magari è ristretta ma almeno c’è, resta senza risposte. Conosco decine di agricoltori a caccia di un collaboratore».

Pagano bene? «Questo è un altro problema: la mitizzazione del guadagno. Non siamo tutti Mourinho, che al Real piglia 10 milioni di euro all’anno per tre anni. La gente normale guadagna 1300-1500 euro al mese, per un primo impiego 1000 euro mi sembrano più che dignitosi. Nel mondo del lavoro si entra in punta di piedi, facendo lavori umili. E poi gli orari: che vuol dire "no, a quell’ora non mi alzo" oppure "no, fino a quell’ora non lavoro" perché "anch’io ho una vita sociale"? ».

Insomma, si continua a sognare il posto in banca. «E allora sarà meglio svegliarsi in fretta. Il precariato non sparirà mai, questa è una certezza. Le generazioni future dovranno convivere con la flessibilità e convincersi che cambieranno quattro o cinque lavori prima della pensione».

Un ultimo consiglio? «Ragazzi lavorate mentre studiate. Aver fatto la baby sitter di sera, dopo essere stata sui libri, per me vale più di un 110 e lode».

 
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