| Vinyls, il governo media con gli arabi |
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| Venerdì 14 Maggio 2010 11:52 |
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vinsyl--190x130 Da: Il Corriere del Veneto: MESTRE — Scende in campo la diplomazia, da ieri al lavoro per convincere Ramco a tornare al tavolo per l’acquisizione del ciclo del cloro italiano. Il gruppo fa parte della galassia di società dell’emiro del Qatar e un eventuale contrordine potrebbe quindi partire solamente da Doha, la capitale dell'emirato. Un filo di speranza c’è, confermano i rappresentanti del gruppo arabo in Italia. Tanto che ieri sera il sottosegretario allo Sviluppo Economico Stefano Saglia ha annunciato che l’azienda è stata convocata martedì prossimo a Roma. Il pressing I 250 lavoratori dello stabilimento Vinyls di Marghera sperano quindi che il pressing del governo italiano abbia successo. Al Petrolchimico sono attesi nel frattempo i tre commissari, che incontreranno oggi i rappresentanti dei lavoratori. Oltre a discutere le prossime mosse, i sindacati chiederanno dettagli sulla richiesta economica avanzata a Ramco, che aveva manifestato il proprio interesse per acquisire l'azienda. Secondo il gruppo del Qatar la richiesta dei commissari sarebbe risultata però troppo onerosa. «Era insensato pretendere oltre 80 milioni di euro», afferma Riccardo Colletti, segretario generale Filctem- Cgil di Venezia, che chiederà ai commissari di far ripartire gli impianti grazie alle fidejussioni ottenute. La mobilitazione Ieri si è mobilitata anche la direzione nazionale del Partito democratico, mentre Pietrangelo Pettenò, consigliere regionale della Federazione della Sinistra Veneta, auspica che sia la stessa Eni ad investire. Il vicesindaco di Venezia Sandro Simionato accumuna tutti gli operai in crisi: «Il dramma che stanno vivendo i dipendenti di Vinyls Italia, che in questi giorni vedono svanite le speranze di acquisizione da parte di Ramco, o di Nuova Pansac, che intende licenziare oltre la metà degli addetti ». L’invito di Simionato è di fare tutte le pressioni possibili, ad ogni livello di governo, affinché siano garantiti i posti di lavoro. La protesta Sul piede di guerra sono infatti anche i lavoratori della Nuova Pansac, che ieri hanno occupato per circa un’ora, dalle 12 alle 13, la statale Romea. Lunghe le code di auto e camion, anche se il traffico è stato fatto defluire ad intermittenza. Gli animi dei lavoratori veneziani del gruppo sono, del resto, esasperati dopo l’avvio dei licenziamenti. Quasi 215 lettere di mobilità sono state ricevute dai dipendenti dello stabilimento di Mira, 23 da i lavoratori di Marghera; tutti a casa invece i cento dipendenti del sito di Portogruaro, destinato a chiudere. La procedura impone fino ad un massimo 75 giorni di trattativa con i sindacati, che saranno presumibilmente scanditi dalle proteste. Una manifestazione si svolgerà anche oggi giorno di sciopero dalle 6 alle 22: nella mattinata un corteo percorrerà via Trieste a Marghera. Martedì prossimo sarà invece l’opportunità per una manifestazione unitaria di tutto il gruppo, che occupa complessivamente circa 900 lavoratori: il Ministero dello sviluppo economico ha riconvocato infatti le parti a Roma. Gli appelli «Dopo otto incontri andati a vuoto—dicono in coro i sindaci di Venezia, Mira e Portogruaro dove ci sono gli stabilimenti — riteniamo di poter pretendere, martedì prossimo, impegni chiari per impedire i licenziamenti e far ripartire le linee produttive». Le iniziative di protesta sono state approvate ieri, insieme ad un pacchetto di 40 ore di sciopero, da un’affollata e nervosa assemblea nella quale non sono mancati i lavoratori che, esasperati, hanno proposto forme di protesta più decise. Al centro delle critiche il titolare della società, Fabrizio Lori, che ha ceduto le deleghe operative ma che, secondo i sindacati, continuerebbe a dettare la linea da seguire al nuovo consiglio di amministrazione. Duro anche l’assessore al Lavoro della provincia di Venezia, Paolino D'Anna, che non ha esitato a definire «delinquenti» gli autori del piano di licenziamenti. I senatori veneziani hanno presentato un’ interrogazione urgente al ministro per lo Sviluppo economico chiedendo «quali urgenti misure intenda adottare per contrastare il grave stato di crisi finanziaria che ha investito l’azienda» La grave crisi dell’industria fa scendere nuovamente in campo anche la Chiesa veneziana che già la scorsa settimana aveva fatto una veglia a Mira con i lavoratori della Nuova Pansac. «Va trovata al più presto la soluzione più adeguata per risolvere l'attuale stato di crisi—si legge in una nota— aziende, organizzazioni imprenditoriali e sindacali, istituzioni politiche locali e nazionali devono fare ogni sforzo per donare una prospettiva positiva per tutti, tenendo in particolare considerazione la risorsa umana e professionale costituita dai tanti lavoratori coinvolti ».
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