Home Notizie a Mestre Città Sociale «Non assisteremo passivi al sacco del Veneto»
«Non assisteremo passivi al sacco del Veneto» PDF Stampa E-mail
Giovedì 06 Maggio 2010 08:56
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Da: Il Corriere del Veneto:
VENEZIA
- Per il governatore del Veneto Luca Zaia la crisi greca presenta analogie con la situazione italiana, perché «ci sono territori, in questo Paese, che vivono al di sopra dei propri mezzi, che non fanno funzionare la sanità, che affidano alla criminalità organizzata l’unica forma di sicurezza conosciuta, cioè il pizzo, che fanno pagare anche il 500 per cento in più un chilometro di autostrada, che scaricano in mare rifiuti tossici e veleni di ogni tipo». Territori - ha aggiunto - che mantengono un esercito di falsi invalidi, che hanno creato una montagna di debito pubblico buttando sul mercato, anche internazionale, titoli spazzatura, che oggi qualcun’altro dovrebbe garantire con il proprio lavoro». Una nazione, secondo Zaia, che ha aree» che mantengono 30 mila forestali civili, decine di migliaia di lavoratori socialmente utili, uno sterminato esercito di falsi invalidi: una nazione così ha il dovere di vergognarsi».
Il presidente veneto, illustrando il suo programma al consiglio regionale ha poi parlato di una nazione che consente a Rosarno «una guerra civile» e che «non riesce neanche a tentare di ripulire le campagne del sud da un esercito di schiavi: questa nazione è prossima al collasso se da subito, non si mette mano ad una profonda revisione del patto sociale». «Non siamo disposti - ha quindi aggiunto - a nessuna forma di solidarietà se questa non si accompagni ad un reale riscatto, etico, civile, economico e operoso di questi territori». E ancora: «Noi non assisteremo passivamente al sacco del Veneto per mantenere chi non sia disposto da subito a fare ordine e pulizia in casa propria». Zaia ha quindi parlato di un nuovo patto basato sul principio dell’autonomia della Regione: «Vogliamo innescare una forza centripeta che terrà unito il nostro Paese e ponga un limite alla forza centrifuga esaltata dall’ingiustizia. Vogliamo il federalismo reale».
 
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