| Zaia:«Ho un progetto per il Piave, diventerà la spiaggia del popolo» |
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| Martedì 04 Maggio 2010 08:12 |
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Da: Il Corriere del Veneto: VENEZIA - Il precedente storico è politicamente ingombrante: i «campi solari » istituiti nel Ventennio da Benito Mussolini negli alvei fluviali di tutt’Italia. E difatti Luca Zaia, che sarà anche doge ma non vuol esser duce, solo a sentir evocare il paragone fascista inorridisce. Ciononostante il governatore è fermamente determinato a trasformare le sponde del Piave nella «spiaggia del popolo» dei nuovi Anni Dieci: ombrelloni, chioschi, tuffi e barbecue per bagni di sole low-cost. Sono quasi dieci anni che l’esponente del Carroccio accarezza il sogno di vedere, al di qua e al di là del fiume sacro alla patria, arenili di ghiaia per famiglie. Trevigiane, in particolare, visto che è soprattutto nel tratto di Marca dell’asta che è tradizione trascorrere sul greto le feste primaverili e le domeniche estive. Zaia era ancora presidente della Provincia di Treviso, non a caso, quando chiese alla Regione il via libera per il conferimento al corso del Piave del titolo di «acqua balneabile». Corrente, stagnante, dolce o salata: a Venezia la scelta, in un dibattito idrico già allora (ed ancora adesso) ossimoricamente infuocato, con gli ambientalisti e pure l’autorità di bacino a dir poco tiepidi rispetto all’ebollizione leghista. Ora che in laguna c’è tornato, e oltretutto non più soltanto da assessore al Turismo bensì da presidente, Zaia ha però tutta l’intenzione di superare gli ostacoli burocratici dell’epoca. «Sono pronto a condurre una crociata - assicura - contro un proibizionismo che è assolutamente antistorico. Se la realtà balneare di Bibione ha cinquant’anni, o poco più, è invece praticamente da sempre che il Piave è teatro di scampagnate e abbronzatura. Per cui, fermi restando il massimo rispetto per l’ambiente e l’assoluta prudenza rispetto ai rischi delle correnti fredde, credo sia arrivato il momento di riconoscere la valenza anche turistica, oltre che naturalistica, di un fiume che i veneti sentono come il proprio mare». Il programma è, al momento, un abbozzo di cui il governatore vuole comunque essere il regista, pur affidandone lo sviluppo agli assessori al Turismo, all’Ambiente e alla Cultura. «Una base da cui partire - commenta Zaia - può essere il piano "Piave Tvb" promosso di recente dalle amministrazioni provinciali di Treviso, Venezia e Belluno. Dopodiché credo che pure i Comuni vadano coinvolti in una grande operazione che renda pienamente legali, oltre che agevoli, le scampagnate che soprattutto nelle ricorrenze dogmatiche come il 25 aprile o il 1˚ maggio vedono i veneti riunirsi lungo il fiume ad abbronzarsi e cucinarsi le costicine ». Tratti permessi alla balneazione, ma anche siti dedicati alla griglia, chioschi autorizzati alla vendita di bibite e gelati, gabinetti pubblici, distese di lettini e sdraio, parcheggi e piazzole: il litorale fluviale dovrà essere così, secondo il presidente della Regione, soprattutto in quei punti che da tempo sono luoghi di ritrovo, come ad esempio Pederobba, Vidor, Falzè, Colfosco, Ponte della Priula, Spresiano, Saletto, Candelù, Negrisia. «Nessuna concorrenza sleale al mare, ci mancherebbe altro - puntualizza Zaia - ma solo la regolarizzazione di un turismo locale e veloce che, nelle due ore della pausa pranzo o nel pomeriggio della domenica, attira molti e neanche necessariamente poveri». Un progetto che il leghista vuole evitare di veder affondare. Anche se il tema delle zavorre, a quanto pare, affolla in questi giorni i suoi pensieri, al punto da prendere ad esempio il caso Grecia per azzardare un confronto con il Mezzogiorno: «Gli operai tedeschi pagheranno la pensione di quelli greci. Così come veneti, lombardi ed emiliani lavorano di più, e da sempre, per sostenere la spesa pubblica delle regioni meridionali: il Paese, senza il federalismo, non può permettersi che una Regione fallisca». |









