Home Notizie a Mestre Città Sociale Decisi i tagli, il Veneto perde 1.600 cattedre
Decisi i tagli, il Veneto perde 1.600 cattedre PDF Stampa E-mail
Venerdì 23 Aprile 2010 08:10
scuola

scuola

Da: Il Corriere del Veneto:
Dall’anno prossimo il Veneto avrà 1.633 cattedre (e probabilmente altrettanti insegnanti precari) in meno. La conferma arriva dall’Ufficio scolastico regionale ed è la diretta conseguenza della riforma dell’ordinamento. Due le due fasce colpite: saranno 902 le cattedre in meno alle superiori e 728 alle scuole elementari. Una cifra precisa, arrivata dal ministero, sulla quale difficilmente si potrà contrattare, e messa ora direttamente nelle mani dell’Ufficio scolastico regionale, che si troverà perciò a dover gestire autonomamente 1.633 cattedre in meno per l’anno 2010/2011 con un picco preoccupante di riduzione per le scuole elementari, che perderanno 728 maestri (si passa da 18.095 a 17.367), e per le superiori, che avranno 902 professori in meno (da 15.729 a 14.827).

«Effettivamente, i tagli sono stati messi interamente nelle nostre mani, la riduzione di organico è però l’esito diretto della riforma della scuola, la conseguenza funzionale dell’avvio dei nuovi ordinamenti delle superiori — spiega Carmela Palumbo, direttore dell’Ufficio scolastico regionale — il ministero ci ha comunicato i dati la scorsa settimana, in questi giorni li abbiamo analizzati e domani (ndr oggi) faremo un incontro preventivo con le associazioni sindacali per discuterli. Nel pomeriggio incontreremo anche i direttori degli Uffici scolastici provinciali. Le cifre sono quelle, ma i metodi di distribuzione dei tagli nelle province verranno comunque concertati. Numero massimo e numero minimo di alunni per classe rimarranno invece gli stessi». Non importa dove, insomma, ma dovranno essere 1.633 i posti in meno e l’indicazione secca in arrivo da Roma già preoccupa non poco i sindacati. «Questi primi dati la dicono lunga sul futuro: il massacro sulle scuole primarie non è ancora terminato e l’effetto della riforma arriva ora alle superiori — commenta Salvatore Mazza della Cgil regionale — questo non è che il terzo passo della riforma e del piano triennale del ministero, che come esito finale sta avendo soltanto la svalutazione della scuola pubblica».

Da: Il Corriere del Veneto:

D’accordo lo Snals regionale: «Solo alla partenza effettiva delle lezioni si vedrà l’effetto della riduzione da 36 a 32 ore settimanali negli istituti tecnici e professionali—dice il segretario degli autonomi Leopoldino Lago — nelle classi seconde, terze e quarte gli studenti neppure si accorgeranno, con le nuove ore da 60 minuti, ma per gli insegnanti sarà una stangata: arriveremo a girandole di cattedre e a docenti che perderanno il posto o dovranno dividersi tra più scuole». Eppure al taglio indiscriminato, disceso direttamente dal ministero dell’Economia, una soluzione ci sarebbe. E non starebbe alla scuola, bensì ai sindaci. «Si tratta dei 300 plessi con meno di 50 alunni sparsi in tutto il Veneto, che le amministrazioni comunali dovrebbero tagliare e che invece, per motivi chiaramente elettorali, non si sono ancora decisi a toccare »—denuncia Nereo Marcon, segretario regionale di Cisl Scuola — E non stiamo parlando di paesini di montagna o di isole della laguna ma di scuole in capoluoghi come Padova o Verona. E ce ne sono ovunque». Se infatti 500 è il numero massimo di alunni previsto per gli interi istituti, almeno 50 sono invece le unità che ogni singolo plesso scolastico dovrebbe contenere, secondo la stessa norma ispirata dal ministro Tremonti e recepita dalla Regione. «Eliminare questi plessi è un sacrificio che noi organizzazioni sindacali dobbiamo accettare per risparmiare senza danneggiare la qualità della scuola — continua Marcon —. I sindaci stanno giocando con i soldi di tutti e con la pelle degli altri insegnanti». Intanto anche il coordinamento dei precari del Veneto si mobilita: «Bloccheremo gli scrutini del 10 e 11 giugno—spiega Manuel Cecchinato del coordinamento— basterà un professore per classe. Non possiamo restare a guardare in silenzio».

 

 
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