| Ok della Regione, arrivano i migranti Le Caritas: da noi quattrocento |
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| Mercoledì 13 Aprile 2011 13:53 |
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caritas VENEZIA — Finora parole, parole, parole. Polemiche e proclami, proposte e paure. Ma adesso il Veneto deve cominciare a fare sul serio, perché i migranti arriveranno davvero. E che siano solo profughi come esige la Lega, o anche clandestini come non distingue la Caritas (e a quanto pare nemmeno il Governo), si tratta comunque di africani a cui occorrerà dare vitto e alloggio probabilmente per tutto il 2011. Quanti? Già 400 quelli che le diocesi si Regione potrebbe essere chiamata ad accogliere. Alla fine toccherà infatti a Palazzo Balbi approntare il piano per la gestione dell’emergenza. Il programma messo a punto ieri a Roma dalla Protezione Civile, in una riunione fra i direttori regionali e i rappresentati di Upi e Anci, entro questa settimana arriverà sui tavoli dei governatori, ai quali spetterà la firma in calce ad un’ordinanza che dovrà indicare pure i costi preventivati. La cornice disegnata dal dipartimento esclude le tendopoli ed ammette soltanto strutture di accoglienza vere e proprie, pubbliche o private, quindi eventualmente anche alberghi convenzionati con gli enti pubblici.Al momento la macchina organizzativa è stata tarata su una stima di 50.000 uomini, donne e bambini. Il calcolo per la spartizione degli extracomunitari sbarcati a Lampedusa, da distribuire in tutta la Penisola ad eccezione dell’Abruzzo, si baserà sul dato Istat relativo alla popolazione residente. Ciò significa che in Veneto dovrebbe arrivare l’8,54% del totale: quindi, se venisse confermata quella quantità di immigrati da smistare, bisognerebbe offrire un tetto a 4.270 persone (che proporzionalmente diventerebbero 2.135 se, per ipotesi, l’ammontare complessivo venisse dimezzato a 25.000). Di più farebbero solo la Lombardia (17,11%) e il Lazio (9,78%). Di meno la Toscana (6,44%), il cui presidente Enrico Rossi non a caso ha detto: «Noi rifaremo la nostra parte dopo che lo faranno anche Veneto, Lombardia, Piemonte e anche l’Emilia Romagna, che sugli immigrati fa un po’ il "nescì"». Cioè, tradotto per chi non sta a Firenze, lo gnorri. Anche se va detto che, a stretto giro, Bologna ha fatto sapere che l’Emilia Romagna è in grado di accogliere, nel giro di ventiquattr’ore, 1.500 migranti in due tornate. Ed il Veneto? In questa prima fase Luca Zaia stima «una iniziale disponibilità di 200-300 unità». A garantirgliela, di fatto, saranno le Caritas. A margine dell’incontro degli Osservatori sulle povertà che si è tenuto ieri a Zelarino, i responsabili delle nove strutture diocesane coordinate da monsignor Giovanni Sandonà hanno infatti garantito accoglienza per 400 stranieri fino al prossimo 31 dicembre, secondo una ripartizione provinciale che da una prima ricognizione ne vedrebbe almeno 20 nel Veneziano, 40 nel Trevigiano, 30 nel Veronese, nel Padovano e nel Vicentino, 10 nel Bellunese e nel Rodigino. Numeri ovviamente da arrotondare per soddisfare la più alta richiesta delle prefetture. «Non sappiamo quando arriveranno gli immigrati, né se saranno libici o tunisini - ha commentato monsignor Dino Pistolato, direttore della Caritas di Venezia - ma abbiamo chiesto di avere il giusto preavviso per poter organizzare nel miglior modo possibile l’accoglienza, che sarà organizzata su piccoli gruppi. Gli alloggi ci sono, ma occorre avere il tempo utile a predisporre letti e pasti. Chiaramente stiamo supplendo alle carenze strutturali di altri, che hanno perso tempo a fare campagne elettorali o ideologiche, invece di risolvere i problemi ». Ha concordato monsignor Ferruccio Sant, numero uno della Caritas di Vittorio Veneto: «In provincia di Treviso abbiamo un grosso problema, con la Lega che ha espressamente detto ai sindaci di non collaborare. Ne prendiamo atto. Di certo noi non sappiamo se quelli che arriveranno saranno belli o brutti, buoni o cattivi. Li ospiteremo e basta». Alla Caritas è comunque andato il plauso di Zaia, che ha dovuto abbozzare: «D’intesa con le associazioni caritatevoli, stiamo pensando a una rete d’accoglienza non impattante, non prendendo in considerazione tendopoli o casermoni. Mandando un paio di persone per ogni Comune, l’impatto sarà pari a zero. Ma in questo quadro non rientra assolutamente il contingente di circa 24.000 tunisini che coi profughi non c’entrano nulla». Parole di un «euro- arrabbiato»: «Bisogna valutare seriamente la possibilità di uscire, da Stato fondatore, dall’Unione Europea».
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