| Sgarbi soprintendente manovre per tornare: a Roma incontro con Galan |
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| Lunedì 04 Aprile 2011 14:08 |
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sgarbi_dal_corriere Uno «spettro» si aggira per la laguna: la riconferma di Vittorio Sgarbi come soprintendente del polo museale. Dove eravamo rimasti? L’ultima puntata della fiction che da mesi si «gira» a Venezia ha visto Sgarbi con le valigie dopo l’ennesimo stop della Corte dei Conti. In mezzo c’è stata un’altra nomina di peso, quella di Giancarlo Galan al ministero dei Beni culturali. Tra i due non è mai corso buon sangue, anzi. Ma dopo la nomina di Galan, Sgarbi ha fatto vari passi di avvicinamento. Prima dando ragione al neo ministro nella sua crociata (poi un po’ ridimensionata) contro il festival di Roma. Poi andandogli dietro nella polemica su Reggio Calabria e i bronzi di Riace inamovibili. Poi—ed è questo il nuovo capitolo— incontrandosi col ministro giovedì scorso a Roma. Galeotta fu la mostra sui 150 anni di unità d’Italia e le regioni con alcuni capolavori veneti in mostra al Vittoriano a Roma. Ufficialmente Sgarbi e Galan hanno parlato di Biennale. Perché il critico, oltre che ex soprintendente è anche curatore del Padiglione italiano. E non un Padiglione qualunque, ma il Padiglione dei 150 anni. Logico che i due prima o poi si parlassero. Anche perché nessuno aveva ancora deliberato neanche un euro per la spesa del Padiglione. Ma fatto questo e incassato il finanziamento uguale a quello dello scorso anno - circa 800mila euro — i due avrebbero parlato della nomina. Perché mentre Galan faceva le sue prime passeggiate ufficiali da ministro, negli uffici si lavorava al nuovo bando, che proprio giovedì scorso è stato pubblicato e scadrà il prossimo 15 aprile. Nel bando si fa esplicito riferimento alla decisione della Corte dei Conti con cui è stata bocciata la nomina di Sgarbi. Dunque, riassumendo: a dare retta al bando Sgarbi non dovrebbe essere rinominato. Il suo acerrimo nemico, Gianfranco Cerasoli della Uil Beni Culturali, già si dice sicuro: «È evidente che Sgarbi non può avere alcuna aspettativa. Il richiamo della Corte è evidente». Eppure, a sentire lui, non c’è nessun dubbio che a Sgarbi succederà a Sgarbi: «Col ministro ci sono stati grandi complimenti. Lui ha apprezzato la mia posizione sul festival di Roma, che non può essere tacciata di piaggeria perché l’avevo già espressa, e sui bronzi, che è da criminale lasciare fermi tutto l’anno. Poi abbiamo parlato della Biennale. E il ministro mi ha chiesto di fare la Biennale più bella degli ultimi anni, come sarà: finalmente mi hanno dato i soldi perché era un po’ inquietante che io lavorassi gratis, sia per la Biennale che per la soprintendenza. È stato molto affettuoso, era preoccupato che il Padiglione costasse 2 milioni di euro, ma io l’ho rassicurato che una parte la pagheranno le regioni». Di qui a essere sicuro della riconferma, però, ce ne passa. Negli ambienti romani sembra che l’improvvisa apertura di Galan a Sgarbi sia frutto di un interessamento diretto del premier Silvio Berlusconi, da sempre legato a Sgarbi, e anche di una sponda del governatore Luca Zaia. Raccomandazioni o meno, il critico ha anche un altro asso nella manica—oltre alla Biennale — per rimanere nei paraggi di Venezia anche se il bando non dovesse premiarlo: «In tutti i casi io conservo il mio ruolo di consigliere del ministro per i musei. Se dico che mi serve palazzo Grimani, che l’ho inventato io, o le Gallerie, per una mostra, devo averli. Il ministro deciderà, è presto per dire cosa farò». Intanto, però, la guerra di posizione per uno dei posti più ambiti della cultura veneziana è cominciata. E fino al 15 aprile sono previste altre manovre d’avvicinamento. Lui, il ministro, per il momento non si esprime. Ma aveva annunciato: «Su Sgarbi vi divertirete». Vedremo.
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