Home Notizie a Mestre Città Sociale Un anno di giunta Zaia tra alluvione e viaggi romani
Un anno di giunta Zaia tra alluvione e viaggi romani PDF Stampa E-mail
Lunedì 28 Marzo 2011 14:28
zaia_giunta--190x130

zaia_giunta--190x130

Da: Il Corriere del Veneto:

VENEZIA - «Qualcuno è convinto che io abbia i poteri dei supereroi della tivù. Vi svelo un segreto: non è così». Quel qualcuno, che a cercarlo magari si ritrova nel milione 528 mila 382 veneti che l’han votato un anno fa (il 60%, dicesi elezione per acclamazione), magari ci resterà male ma tant’è: anche Luca Zaia, con buona pace della propaganda che gli attribuisce facoltà superomistiche, è umano. «Si aspettano da me l’impossibile e mi attaccano di continuo - s’è lamentato lui, in un momento di stanchezza - e se mi vedessero camminare sulle acque direbbero: eccolo là, manco sa nuotare». Proprio l’acqua, quella piovuta a catinelle nella notte tra il 31 ottobre ed il 1 novembre, in qualche modo l’ha salvato: checché ne dicano i sindaci (che però stavano con il fango alle ginocchia e quindi vantano un diritto inalienabile alla lamentela), nell’alluvione Zaia ha dato il meglio di sé: 300 milioni subito, sull’unghia, senza una pezza giustificativa, da Roma negli ultimi tempi non li ha avuti nessun altro, per quanto sacramentasse o fosse stato martirizzato dalla Natura. Ed è, l’alluvione, il paravento principe concesso dalla politica, dalle categorie e insomma dal Veneto tutto, ad un’annata che quanto al resto certo non ha regalato le emozioni promesse. In un concorso di colpe. Quelle del governatore stanno nella sua straordinaria capacità di alimentare attese, chissà con quanta consapevolezza, che non sempre è in grado di soddisfare. Il nuovo regolamento del consiglio regionale, da fare nei primi cento giorni, il nuovo statuto, da fare entro dicembre con il voto di fiducia, sono caduti nel Vietnam dell’aula. Che però Zaia conosceva fin troppo bene, per esperienza e sentito dire. «Li costringerò a portarsi i sacchi a pelo» minacciava. L’unica notte che i consiglieri hanno passato a palazzo Ferro Fini è stata quella dell’approvazione del bilancio, mai così in ritardo da quando è nata la Regione, nel 1970. E lui non è che da quelle parti si sia mai visto più di tanto.

Senza contare che «entro ottobre» avrebbe dovuto vedere la luce pure la piattaforma negoziale da presentare allo Stato per fare del Veneto «l’avanguardia del federalismo»: i saggi sono ancora richiusi in biblioteca. Si diceva però del concorso di colpe: che ne sapeva Zaia che sarebbe diventato sì il primo governatore leghista del Veneto, ma nell’anno orribile dei conti pubblici post crisi? L’esordio è stato da cardiopalma: zac! Tremonti taglia 358 milioni di trasferimenti. E nel frattempo si scopre che Galan ha esaurito la capacità di indebitamento. Il governatore medita di reintrodurre l’addizionale Irpef, d’altronde quale occasione migliore dell’alluvione per giustificarla agli occhi dell’elettore furioso?, ma il Pdl lo blocca ed il bilancio si bagna delle ormai celebri «lacrime e sangue». Ed anche i frequenti viaggi a Roma (due giorni a settimana, ma perché?) non sembrano dare i risultati di cassa sperati. Il governatore allora fa quello che può con i soldi che ha. Qualcosa ha funzionato, e bene, come il giro di vite in Sanità (nonostante l’allarmismo fomentato dallo stesso Zaia, quest’anno chiuderanno i conti meglio dell’anno passato), i tagli agli stipendi della giunta (il 5%) e dei dirigenti delle Usl (il 20%), la razionalizzazione dell’organigramma di vertice della Regione; qualcos’altro invece no, dalle liste d’attesa agli Zaia bond. Sullo sfondo si dissolve qualche piccola sconfitta (da miss Italia a Jesolo ai mondiali di sci a Cortina, passando per le Olimpiadi del 2020 a Venezia) imputabili però più al «sistema-Veneto » che al governatore, che di fronte a sé ha una strada ancora lunghissima, costellata di sfide al limite dell’impossibile (si pensi solo alla chiusura degli ospedali) ma tutto sommato ancora lastricata dalla fiducia degli stakeholders, turbati da ben altro che le coccarde tricolori. In ogni caso, auguri. Doppi, visto che domenica Zaia non ha festeggiato soltanto il suo primo anno da Superman a palazzo Balbi ma pure 43 primavere sotto il cielo del Veneto. Con la torta, le candeline e tutto il resto. Da semplice Clark Kent.

 
Share
first
  
last
 
 
start
stop
first
  
last
 
 
start
stop
Banner
Banner

Sponsors

Parking Scambiatore Terraglio
Un cuore per tutti