| Risate e malinconia, divertono i tre anziani spericolati di Emiliani |
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| Lunedì 31 Gennaio 2011 11:10 |
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gazzolo_previati_spadaro_pennacchi_dal_corriere Da: Il Corriere del Veneto: Ricorda un po’ “Amici miei atto II”, il sequel del film cult di Mario Monicelli, quella comicità intrisa di pessimismo che percorre “Se i no xe mati, no li volemo”, la commedia di Gino Rocca tornata sulla scena più di dieci anni dopo l’allestimento curato da Giulio Bosetti per il Teatro Stabile del Veneto. E certo hanno in sé quel sapore amaro delle cose fuori tempo, destinate a finir male, le vicende tragicomiche dei tre anziani in difficoltà economica, costretti a recitare la parte di giovanotti spericolati per poter mantenere la rendita, frutto di un lascito, che gli consente di tirare avanti. Giuseppe Emiliani, che cura la regia, riesce a condurre lo spettacolo sul filo sottile dell’equilibrio tra divertimento e malinconia, tenendo i tre attori protagonisti lontani dalle sabbie mobili di un accattivante compiacimento sentimentale e ‘giocando’ sul tasto dell’ironia attraverso le musiche recuperate dal repertorio del ventennio fascista. Virginio Gazzolo, Giancarlo Previati, Lino Spadaro, i ‘mati’ del titolo, dosano con grande sensibilità attoriale i patetismi del testo smorzandoli con lampi di una comicità che non si trasforma mai in farsa. La maschera tragica di Virginio Gazzolo conferisce il giusto spessore a Momi Tamberlan, prostrato dalle disavventure coniugali e dalle disillusioni professionali. Giancarlo Previati, che vecchio non è, riesce a rendere credibile il suo personaggio, Bortolo Cioci, misantropo e ruvido, senza mai cadere nella macchietta. Lino Spadaro interpreta con misura e partecipazione la bonomia di Piero Scavezza e il suo pungente dolore per il figlio morto in guerra. Buone anche le prove dei comprimari: il vecchio Sioria di Michele Modesto Casarin, Ginetta di Silvia Piovan, l’avvocato in orbace di Massimo Somaglino. Meno convincente l’infedele e frivola Irma (Chiara Saleri), che non appare ancora subdola e tagliente al punto giusto. Di grande suggestione le scene (creazione di Ivan Stefanutti), tutte giocate sui toni del grigio e del nero nel primo e secondo atto, come in un film degli anni Trenta (la commedia fu scritta nel 1926), a creare una tinta di fondo su cui spicca lo squarcio di rosso dello scialle indossato da Irma per il veglione. Nel finale tutto prende colore con un’esplosione di tinte aranciate in dialettico contrasto con la malinconica conclusione della vicenda: il ‘manicomio’, da goliardica insegna degli eccessi giovanili, diventa concreto luogo di reclusione per Momi, rifugiatosi nella pazzia per non vedere la triste realtà del presente. Da mercoledì 19 a sabato 22 gennaio, ore 21. Giovedì 20 gennaio anche alle ore 16.30 Domenica 23 gennaio, ore 16.30 al teatro Toniolo di Mestre
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