Home Notizie a Mestre Città Teatro Gassman: «Uso l’ironia per raccontare la società»
Gassman: «Uso l’ironia per raccontare la società» PDF Stampa E-mail
Martedì 19 Ottobre 2010 14:12
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Da: Il Corriere del Veneto:

Dopo gli ampi consensi ottenuti nei mesi scorsi con «Roman e il suo cucciolo», Alessandro Gassman, che lo ha diretto e interpretato, si cimenta ora come regista con Immanuel Kant di Thomas Bernhard, uno dei suoi autori prediletti. Lo spettacolo che inaugura mercoledì (ore 20.30) la stagione di prosa al Goldoni di Venezia sarà in cartellone fino al 24 ottobre e poi al Verdi di Padova dal 2 al 7 novembre. L’allestimento, produzione del Teatro Stabile del Veneto e Teatro Stabile delle Marche in coproduzione con Napoli Teatro Festival 2010, dove ha esordito con grande successo lo scorso giugno, ha come protagonista Manrico Gammarota, già applaudito nella parte di Geco in Roman. Immanuel Kant è la storia di un viaggio immaginario che, nella creazione di Bernhard, il filosofo tedesco compie su un piroscafo, navigando verso l’America, dove spera di poter curare la propria incipiente cecità. Una tragedia comica, la definisce Gassman, che con la sua regia ha puntato con decisione sugli aspetti brillanti dell’opera, senza con questo sminuirne la drammaticità di fondo.

Dopo il problema della giustizia e dell’immigrazione affrontati rispettivamente con «La parola ai giurati» e con «Roman», qual è l’obiettivo di questo spettacolo? «La mia idea è di puntare i riflettori ancora una volta sugli aspetti deteriori della nostra società, ma di farlo attraverso l’arma dell’ironia e del ridicolo, così che anche attraverso il comico si arrivi a una riflessione che possa lasciare un segno nello spettatore. La commedia di Bernhard mette in scena una traversata metaforica, immaginaria e surreale, attraverso la quale l’autore punta il dito sui limiti di un’umanità meschina, incapace di comunicare e di superare la propria ottusità. Un testo scomodo, tagliente come una lama. Fa emergere con forza, pur tra elementi comici e grotteschi, il pessimismo dell’autore nel ritrarre una galleria di tipi umani dai ristretti orizzonti e dagli angusti pensieri che sfoggiano un variegato ventaglio di vizi e volgarità. In qualche modo, uno specchio nel quale possiamo vedere riflessa molta della realtà che ci circonda».

A un anno dalla nomina a direttore del Teatro Stabile del Veneto qual è il bilancio del suo lavoro? «Posso dire estremamente positivo. Come avevo dichiarato al mio arrivo, ho voluto imprimere da subito una mia impronta all’attività dello Stabile, dando una sterzata alla programmazione e orientandola verso la drammaturgia contemporanea. Questo perché ritengo che per appassionare i giovani al teatro sia necessario rivolgersi loro con un linguaggio che possa catturarli e interessarli. E i numeri sembrano darmi ragione. Al Goldoni abbiamo un aumento di circa il 20%, soprattutto di pubblico giovanile, che si affianca agli abbonati da tempo fidelizzati. Anche il blog aperto nel sito dello Stabile registra molte "incursioni" di ragazzi e da un paio di giorni siamo anche su Facebook».

C’è stato un buon riscontro anche per il Premio Off? «Sì, in questo caso ho voluto coniugare contemporaneità e attenzione alle realtà emergenti del territorio. I due spettacoli vincitori, The best off di Babilonia Teatri e Silenzio di Patricia Zanco, oltre ad aver ricevuto un premio in denaro, avranno, grazie alla collaborazione con il circuito di Arteven, la possibilità di esibirsi in Veneto all’interno delle stagioni più tradizionali».

Continuerà, dunque, su questa strada? «Certamente. Il prossimo appuntamento è "Extreme.teatro", la rassegna non competitiva di teatro contemporaneo a livello nazionale al Goldoni di Venezia (11-20 novembre), alla quale parteciperanno nomi di spicco, come Antonio Rezza e Santasangre, un gruppo molto vicino alla body-art. Per l’occasione abbiamo creato una struttura ad hoc che riduce lo spazio della platea del teatro».

Come si trova in Veneto? «Molto bene. Amo il Nord in senso lato, anche col suo freddo e le sue nebbie. E devo confessare che ho un debole per la gastronomia del territorio: di fronte a una granseola accompagnata da una buona ombra non mi tiro mai indietro…».

 
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