| Paolini racconta il cemento In 2.500 sul prato che sparirà |
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| Martedì 14 Settembre 2010 08:11 |
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paolini_dal_sito_del_corriere Da: Il Corriere del Veneto: DOLO - Entra in rotonda. E poi gira, gira e gira ancora. E ancora una volta e poi un’altra finché il Veneto non ti passerà davanti come in una macchina del tempo: vedrai un primo Veneto dove la ricchezza era terra e letame, poi un secondo, quello delle aziendine, delle aziende e delle fabbrichette. E poi? Il Veneto di oggi: il terzo. Quello dove i soldi si fanno con i pedaggi delle autostrade, con i ticket degli ospedali e perfino con gli oneri dei cimiteri. «Con il project financing: lo strumento che garantisce ai privati guadagni senza rischio e che assomiglia tanto ai famosi prodotti derivati. Non per contenuti, ma per la leggerezza con cui viene somministrato». Sono dure le parole di Marco Paolini che sabato ha voluto presentare gratuitamente il recital «Bisogna» in uno dei campi agricoli tra Mira e Dolo destinati a sparire per fare spazio alla Romea commerciale, in collaborazione con i Comitati Cat della Riviera del Brenta e del miranese che da anni si battono contro la cementificazione del territorio. «Il Veneto del futuro si chiama terzo Veneto - continua Paolini - un nome che non mi piace: ricorda il terzo mondo e anche il terzo Reich. D’altro canto Galan diceva che il Veneto ha bisogno del suo spazio vitale, e ho sentito un brivido». Sotto accusa è il bisogno indotto di una rete infrastrutturale adatta ai tempi moderni. «Ma lo scopo della modernità altro non è che mantenere in un territorio selvaggiamente urbanizzato la stessa velocità del 1910 quando il territorio era vuoto: oggi le corriere che portano da Mestre ad Asiago ci mettono 17 minuti in meno di quelle del 1911 e il treno che va da Padova a Bassano ci mette un’ora: un minuto in meno di cinquanta anni fa. Ecco la modernità». Ad applaudire l’attore (e le motivazioni dei Cat che hanno contribuito alla documentazione su cui Paolini ha basato il suo spettacolo) sabato erano tanti. Almeno duemilacinquecento persone che hanno ascoltato con attenzione come il territorio del Veneto è cambiato e come cambierà. «Le strade parlano di noi - ha continuato Paolini citando Rigoni Stern e Zanzotto - io non sono contrario alle grandi opere in linea di principio, ma sono operazioni che hanno enormi conseguenze e quindi devono essere discusse ampiamente con tutti». La Carta di Asiago (il Ptrc) infatti è ferma dal 2004, ma i lavori proseguono e le privatizzazioni anche. «Alla fine resteremo paroni a casa nostra - conclude Paolini - ma appena fora de casa saremo in affitto, prigionieri delle servitù di passaggio». A sentire i Cat infatti il disegno della Regione è chiaro dai tempi del Passante: la promessa di arretrare il casello a Roncoduro non verrà mai rispettata e l’idea è quella di spostarlo ad Albarea per fare l’innesto della Romea commerciale e una corsia preferenziale per raggiungere Veneto City, «i cui terreni sono stati comprati proprio all’inizio dei lavori del Passante», aggiunge Mattia Donadel dei Cat spiegando che Veneto City è una speculazione da oltre due milioni di metri cubi, mentre la Romea commerciale drenerebbe i fondi per la messa in sicurezza dell’attuale Romea. La giornata di ieri però è stata una festa per i comitati ambientalisti: i Cat infatti hanno compiuto tre anni e si sono estesi all’Emilia Romagna coinvolgendo i Comuni interessati dalla costruzione della Romea Commerciale.
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