| Roma reagisce a Venezia «Le Mostre devono convivere» |
|
|
|
| Giovedì 02 Settembre 2010 09:07 |
|
portman_dal_sito_del_corriere Da: il Corriere del Veneto: VENEZIA - Aveva detto che bisogna guardare alle leadership. E che in Italia il cinema fa rima con Venezia, non con Roma. Ma alla Mostra del Cinema di Venezia dove ieri, come da tradizione, si è riversata buona parte del mondo politico nazionale, l’affondo del governatore Luca Zaia sul festival romano voluto da Veltroni e la difesa della Mostra nostrana, ha di nuovo diviso l’Italia in due. La più agguerrita nella difesa di Roma la presidente del Lazio Renata Polverini, arrivata ieri pomeriggio sulla terrazza dell’hotel Excelsior: «Il festival del cinema nasce a Venezia, nessuno lo nega. Ciò non toglie però che si possa portare avanti anche l’esperienza di Roma, che ha dato e sta dando forza a tutto il cinema del Paese. Penso che le due iniziative possano e debbano convivere». Insomma, chapeau a Venezia, ma Roma resti in piedi. Non la pensa così, anzi, Vittorio Sgarbi, ormai veneziano a tutti gli effetti dopo la nomina a sovrintendente del polo museale: «Venezia è la capitale del cinema in Italia e tra le prime in Europa. In Francia il festival lo fa Cannes, non Parigi. È giusto come dice Zaia concentrare le risorse su Venezia, dare magari un paio di milioni in più alla Mostra e stornarli da Roma, le veltronate non sono più necessarie». Il tema non è anacronistico, anche se la rivalità tra Roma e Venezia, esplosa nel 2006, si è molto quietata. Il problema delle risorse, però, è tornato prepotentemente d’attualità per la costruzione del nuovo palazzo del Cinema. Il sottosegretario Francesco Giro, alla Mostra per rappresentare Sandro Bondi, conferma: «La Mostra del Cinema di Venezia è la Mostra nazionale, quella che il governo sostiene. Roma è sostenuta dagli enti territoriali. Ci sono delle difficoltà sui fondi per la costruzione del nuovo palazzo, esiste la preoccupazione, manon faremo passi indietro e interpreto anche la volontà del ministro. Troveremo le risorse, è alla nostra attenzione. Quanto ai tempi, cercheremo di rispettarli». I tempi sono il vero cruccio anche del presidente Paolo Baratta, che pure ieri ha voluto chiarire alcune cose proprio su soldi e cronoprogramma: «Il palazzo sarà pronto per la fine del 2011, inizio 2012, quindi avremo un’altra Mostra in formato cantiere. Le risorse per il palazzo sono certe, il progetto è certo e gli obiettivi temporali certi. Non ci sono incertezze né dati non verificati ». Quello che invece Baratta non accetta è l’accusa di essere alla guida di una Biennale elitaria: «Avendo trascorso gli ultimi tre anni a potenziare le strutture per la città di Venezia, avendo riaperto l’Asac, una biblioteca per i giovani studenti, e avendo messo in moto la macchina di educational che ci ha portato 15mila giovani l’anno scorso, ce ne porterà 28mila quest’anno e 50mila i prossimi due, con gli accreditati giovani alla Mostra che crescono nel tempo, posso soltanto dire che gli investimenti fatti sono stati tutti per rendere possibile la conoscenza della Biennale alle giovani generazioni. Il popolo del futuro è quello sul quale abbiamo investito di più e sul quale investiremo ancora». Andando a stuzzicare il mondo dell’Excelsior i pareri si dividono. Per Carlo Verdone, alla Mostra per la retrospettiva sul comico, «i festival finiscono sempre per essere appannaggio solo di critici e addetti ai lavori, Venezia con sale in più sarebbe sicuramente meno elitaria. La retrospettiva quest’anno è popolare, anche se è in una sala piccola, e ha anche una funzione didattica, perché molti film i ragazzi non li conoscono». Per Carlo Rossella «la Biennale è una delle cose più elitarie al mondo. E’ il vertice dell’arte nel mondo. E nell’arte le cose d’élite diventano di massa solo dopo, vedi Warhol o vedi Van Gogh e gli Impressionisti (citati da Zaia, ndr). Forse si potrebbe aggiungere qualcosa di più pop all’elitario, magari più retrospettive, ma se la Biennale non fosse così non sarebbe più la Biennale. Anche l’arte di sinistra è stata elitaria, poi il partito la rendeva più popolare. Vogliamo tornare a questo?». E Sgarbi, che l’anno prossimo avrà il Padiglione Italia, già lancia la sua provocazione: «Ora che è nel consiglio d’amministrazione Zaia potrebbe attivarsi per renderla più popolare. Ma la Biennale lo fa già: i film vanno in terraferma, a Milano, se ne possono fare di più. Io per esempio, l’anno prossimo porterò il mio padiglione in tutte le regioni d’Italia, nei capoluoghi. Poi se vogliamo dire che la Mostra del Cinema dovrebbe essere più popolare perché i film sono belli, l’ideale sarebbe che vincesse un film italiano, magari del nord».
|









