Home Notizie a Mestre Città Cinema «Cinema, basta soldi a Roma E Venezia sia più popolare»
«Cinema, basta soldi a Roma E Venezia sia più popolare» PDF Stampa E-mail
Giovedì 02 Settembre 2010 08:09
zaia_dal_sito_del_corriere

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Da: il Corriere del Veneto:
VENEZIA —
Evidentemente, le Olimpiadi non gli sono andate giù. E mentre si prepara per il suo primo red carpet da governatore del Veneto alla Mostra del Cinema di Venezia, stasera, Luca Zaia mastica ancora amaro e manda un bell'avvertimento ai sostenitori a tutti i costi della Capitale: «Non è che a Roma si può dar tutto! Vede le Olimpiadi e le vuole. Vede la Mostra del Cinema e la vuole pure lei. Ora anche il Gran Premio... Basta». Per «scatenarlo» è bastato chiedergli del «buco», il cantiere - fermo - del nuovo palazzo del Cinema del Lido, un biglietto da visita difficile da sostenere. Per di più di fronte al presidente Napolitano.
Presidente, teme vogliano togliere soldi al progetto del nuovo palazzo per darli a Roma? «Io non ho niente contro la Capitale, non è il solito balletto Nord contro Sud. Dico solo che non possiamo andare avanti con questo sistema: in un momento di ristrettezze bisogna puntare sulle leadership. E' come se Parigi volesse scippare il festival a Cannes o Monaco quello di Berlino. O come se noi veneti volessimo gli internazionali di tennis che si tengono a Roma o l'ippica di Piazza di Siena! La Mostra del Cinema di Venezia l'ha voluta Volpi nel '32 e quando si è dato da fare per metterla in piedi c'era un preciso disegno, lungimirante. I romani c'erano anche allora, ma evidentemente pensavano ad altro. Ora le energie a livello nazionale vanno concentrate su Venezia. Non possiamo più presentarci come l'armata Brancaleone, perché i nostri competitors sono agguerriti. Là va risolto il problema».
L'ha visto il cantiere? Che si fa con quel buco? Il presidente Baratta ha detto che la fine dei lavori slitterà probabilmente al 2012. L'anno prossimo un'altra Mostra col cantiere? «Dobbiamo riprendere i lavori col piglio veneto. Il futuro del cinema è del Veneto e il futuro dei festival è quello di Venezia».
Da poco ha deciso di entrare in prima persona nel consiglio d'amministrazione della Biennale. Cosa si aspetta di trovare, cosa vorrebbe cambiare? «Non ho nessuna velleità. Non ho un pullman di artisti da sponsorizzare. Andrò lì con la purezza intellettuale di uno che va per capire. Certo, la Biennale rappresenta un grande plus per il Veneto. Ma ci entrerò in punta di piedi, cercando di capire day by day il da farsi. Penso però che la Biennale debba diventare sempre più fruibile dal popolo».
Baratta dice che la Biennale è un'istituzione degna di Parigi e New York, ma che i suoi parigini e i suoi newyorkesi sono i veneti. «Bisogna intendersi, però. Anche parigini e newyorkesi vivono dei turisti che vanno a visitare le loro opere d'arte e magari uno che sta nella quinta strada non ci va. Sicuramente la Biennale è un grande valore per i veneti. Cerchiamo però di avviare un percorso culturale perché sia fruibile da più persone».
Pensa che finora sia stata troppo elitaria? «E' sicuramente vissuta come elitaria, è un servizio difficilmente comunicabile. Marco Goldin è riuscito a portare 600mila persone a vedere gli Impressionisti a Treviso, me lo ricorderò sempre questo dato. Lì si è capito che se vai verso i cittadini, i cittadini ti danno ragione, sono ricettivi. Si tratta solo di andargli un po' più incontro. Dobbiamo partire dalle scuole, non pretendo di parlare ai 60enni...».
La Regione finanzia la Biennale con due milioni di euro. E' una cifra che manterrete in bilancio? «La Regione non ha nessun motivo per non fare la sua parte, compatibilmente con il futuro. Se è dieta, è dieta per tutti».
Anche il leader degli Industriali, Andrea Tomat, chiede aiuto alla Regione per il Campiello. «Noi facciamo e faremo la nostra parte con tutti, ma in un momento di crisi come questo i tagli andranno a colpire tutti in modo orizzontale, perché la priorità ce l'ha l'occupazione».
Ce l'ha un film della vita? «Non sono un grande frequentatore».
Ma un film o un regista preferito, anche del passato... «Poi magari si dice che è una scelta banale...».
Spari. «I Vitelloni di Fellini. Era un artista al quadrato, perché disegnava anche le scene. È ancora attuale. Poi direi Antonioni. Magari faceva cose più impegnate e a volte incomprensibili, ma ho avuto la fortuna di conoscerlo, sempre alla Mostra, un anno che portava un suo film e venne a una cena organizzata dalla Provincia. È stata una bella conoscenza. Lui è il quadro astratto, Fellini è il figurativo».
Ogni anno il cinema italiano a Venezia è "obbligato" a vincere. Pensa che quest'anno ce la farà? «Ovviamente tifo per il cinema italiano e sarebbe bello se vincesse un nostro film, ma è come se quelli di Cannes volessero far vincere sempre un francese...».
Sull'invito di stasera c'è scritto black tie, cravatta nera. Sarà in smoking? «Io in smoking? No, no. Abito scuro, per carità».
 
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