| Palacinema in formato mignon cancellata la hall sotterranea |
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| Giovedì 13 Maggio 2010 08:18 |
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palacinema_venezia--190x130 Da: Il Corriere del Veneto: VENEZIA - Un Palacinema in formato mignon. Dopo le 8 salette di proiezione, addio pure allo spazio per il mercato del cinema. Della «piazza interrata» ci sarà solo l’opera al grezzo. Lo annuncia Vincenzo Spaziante, il commissario straordinario al Palazzo del Cinema del Lido che dice: «Abbiamo deciso di modificare il progetto facendo affidamento solo sui fondi certi, vale a dire 95 milioni di euro di cui 10 dalla Regione, 54 dal Comune e 31 dallo Stato, contro i 136 previsti. Basta stralci, questa è un’opera di concretezza, tutto quello che resta escluso sarà oggetto, se possibile, di un nuovo progetto». Insomma, la cura dimagrante del faraonico progetto iniziale che doveva ridisegnare completamente la cittadella del cinema e avere anche un utilizzo congressuale rischia di far saltare l’obiettivo principale: rilanciare la Mostra del cinema di Venezia nei grandi circuiti internazionali. Senza contare che un conto è chiedere il sacrificio di alberi e spazi in nome di una cittadella del cinema, un altro per una singola grande sala. Cade dalle nuvole e si dice «perplesso» il sindaco Giorgio Orsoni: «Ero stato messo al corrente del fatto che il progetto sarebbe stato "asciugato" ma non mi pareva andasse ad intaccare la funzionalità generale. Se invece si perde anche la parte di mercato, qualche perplessità mi viene ». Con i 95 milioni già in cassa si realizzeranno lo scavo e il grezzo della piazza sotterranea davanti al Casinò e il «Sasso», nuovo palazzo del cinema con una sala da 2200 posti, arredi inclusi. Punto. Si tratta dell’ultima «sforbiciata», probabilmente quella definitiva, al progetto originario che prevedeva almeno 4.500 posti in più rispetto alla situazione attuale e uno spazio adeguato alle contrattazioni per il mondo del cinema. Questo aveva chiesto ai progettisti del concorso iniziale la Biennale, nel 2004, per tornare a competere con Cannes e Berlino e questo avevano progettato gli architetti dello studio «5+1» vincitori del concorso con una spesa di 75 milioni di euro. Quelle ambizioni sono quasi del tutto sfumate, progressivamente, mentre i costi lievitavano e arrivavano a 136 milioni e nonostante il taglio delle otto sale piccole. Quelle erano già state stralciate dal progetto esecutivo, che aveva dovuto sacrificare sull’altare del risparmio quegli spazi sotterranei che andavano dai 120 ai 400 posti, da realizzare nel sottosuolo della piazza antistante l’attuale palacinema insieme alla demolizione dell’avancorpo degli anni ’50. Ora, invece, si depenna, o si rinvia a data (e finanziamenti) da destinarsi, anche il cuore commerciale del festival, una grande hall da 3000 metri quadrati più altri salottini, servizi e bar. Di nuovo, nel 2011 (amianto da smaltire permettendo), ci sarà solo il «Sasso» con la sua grande sala da 2200 p o s t i . «Non avevo percepito una riduzione tanto drastica - dice Orsoni - è chiaro che il commissario ha i poteri per farlo e avrà senz’altro le sue ragioni, nel consiglio della Biennale di oggi ne parleremo. Dobbiamo capire quali saranno i riflessi di questi tagli per la città e intervenire di conseguenza». Acqua sul fuoco da Franco Miracco, consigliere della Biennale di nomina regionale: «Nulla di nuovo, con Cacciari lo sapevamo da più di un anno. Quello che ci interessa è la sala, il resto lo puoi fare dovunque. Sono mancati i soldi, soprattutto dopo l’intervento, necessario, per l’amianto». Non a caso dell’amianto parla anche Spaziante: «Abbiamo inviato un ordine di servizio alla ditta - spiega - per capire tempistica dello smaltimento e preventivo spese. Aspettiamo una risposta a breve e, in base a quella, capiremo anche come rispettare la scadenza del 2011». Il progetto di smaltimento del materiale pericoloso è stato approvato, ora resta da capire chi pagherà per l’asporto dell’amianto. «Si è trattato di un rinvenimento casuale non programmabile - spiega Spaziante - e sta fuori dai 95 milioni. Insieme al Comune troveremo una soluzione senza gravare sulle casse pubbliche».
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