Home Notizie a Mestre Città Arte Contemporanea Sgarbi «cancella» il Polo «Musei? Biglietto unico»
Sgarbi «cancella» il Polo «Musei? Biglietto unico» PDF Stampa E-mail
Venerdì 18 Giugno 2010 09:16
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VENEZIA — «Legga l’intestazione ». Ecco: Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, artistico ed etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Venezia e dei comuni della Gronda lagunare. «Ha ancora fiato? Che cosa gliene pare? Una presa per il culo, vero?». Primo giorno nel suo ufficio a Palazzo Reale e copione rispettato alla lettera. Con Vittorio Sgarbi che atterra in piazza San Marco con lo stesso fragore che uno si aspettava dal personaggio. Primo giorno, quindi, e primo provvedimento: nuovo nome. Zac, tagliato in poco meno di tre ore dal suo arrivo a Venezia. «Sono semplicemente soprintendente per i musei e le gallerie statali della città di Venezia. Più semplice, dai. E più chiaro con l’aggettivo "statali", così non li confondono con i Civici». Unico, piccolo rimpianto, la parolina «speciale»: «Già, un po’ mi è dispiaciuto toglierla ».

Sorride sotto i baffi, il neo soprintendente, e poi parte come un siluro sull’elenco degli intenti prima di fare il tour pomeridiano dei «suoi» gioielli veneziani: Ca d’Oro, museo Archeologico, museo Orientale, museo Archeologico, palazzo Grimani, e alle cinque della sera le Gallerie dell’Accademia. Della propria linea «artistica» parlerà con (relativa) calma la prossima settimana, intanto anticipa qua e là qualche tema: biglietto unico per tutti i musei della città, l’omaggio a Francesco Valcanover e quello a Neri Pozza all’Accademia, Balthus che potrebbe tornare a Venezia (alle Gallerie questa volta), e ancora la ricerca sponsor da condurre in prima persona, gli uffici da sistemare completamente e l’ormai immancabile frecciata a François Pinault: «Che senso ha mettere un’auto in campo San Samuele? Provocazione banale, come mettere della spazzatura in una città pulita. Mah». Il tutto in un’oretta scarsa di ragionamenti. Lasso di tempo che, gomito a gomito col nostro, vale almeno tre volte tanto. Telefoni che squillano come in un call center (tutti ricevuti in modalità viva voce), incontri su incontri quasi fosse un medico in ambulatorio e, di conseguenza, concentrazione spaventosa dei minuti. D’altronde con un sindaco-soprintendente-curatore- presidente eccetera non può che essere così. «Codello sei sempre stata la più brava — dice con affetto all’omologa per i beni architettonici — saresti perfetta nella mia soprintendenza» ride.

Poi si fa serio serio e ascolta con attenzione lo stato dell’arte delle Gallerie dell’Accademia. «Quando saranno terminati i lavori, a fine dicembre? Ottimo. Avremo tutto il tempo per allestire grandi eventi». Sì, perché la sua non sarà (come sembrava in un primo momento) una nomina annuale, bensì della durata di tre anni. «Non posso mica perdere la Biennale. La coincidenza degli incarichi (curerà il padiglione italiano, ndr) mi ha fatto accettare. Per poter fondere assieme antico e moderno». L’antico ai Giardini e il moderno alle Gallerie, chiaro. Tra le prime cose da fare però c’è sicuramente la conoscenza con le altre realtà museali veneziane. Che ne pensa del biglietto unico? «Magari, sarebbe un’ottima cosa. Non penso sia impossibile da realizzare, anzi ». E, in attesa dell’esordio in società con il party di questa sera assieme a James Ivory a casa di Toto Bergamo Rossi, Sgarbi prende confidenza con l’ambiente lagunare. «Presto vedrò l’appartamento qui sopra, penso mi stabilirò a palazzo Reale da lunedì prossimo. No, nessuna soprintendenza a giorni alterni, rimarrò sempre a Venezia ». Dipendenti avvertiti. «Di cose da fare ce ne sono molte, ma voglio prima rivedere i musei—dice — anche se alcune idee le ho già. Ad esempio l’omaggio a Neri Pozza con un’azione teatrale davanti al quadro di Paolo Veronese illuminato dalle luci di Peter Greenaway. Oppure, sempre alle Gallerie, far tornare Balthus, o David Hockney ».

 
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