Home Notizie a Mestre Città Arte Contemporanea Bianchini: «Apriamo lo studio di Vedova era un debito verso Venezia»
Bianchini: «Apriamo lo studio di Vedova era un debito verso Venezia» PDF Stampa E-mail
Martedì 01 Giugno 2010 08:39
vedova_tratta_dal_sito_mentelocale.it

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Da: il Corriere del Veneto:

VENEZIA- Dalla sua poltrona contempla un Vedova a parete del periodo «materico». In un angolo più appartato c'è un disegno giovanile, una veduta delle Zattere che l'avvocato acquistò su una bancarella e poi mostrò al maestro: «Cornice da buttare via», scrisse il pittore veneziano di suo pugno. Sopra due stazioni della Via Crucis a carboncino: «Queste me le ha regalate quando mi sono sposato ». E' un filo lungo quarant'anni quello che lega Alfredo Bianchini, avvocato veneziano, a Emilio Vedova, il pittore, veneziano anche lui, scomparso nel 2006. Bianchini è presidente della fondazione dedicata al pittore. Fondazione che un anno fa ha trovato una casa di lusso nel prezioso museo Vedova nato da un lontano progetto dell'amico Renzo Piano. A un anno esatto da quell'inaugurazione, il prossimo 4 giugno, Bianchini tiene a battesimo la prima mostra della fondazione, dopo aver esposto per un anno, nella preziosa cornice «meccanica» ideata da Piano, i quadri del maestro. Questa volta l'avvenimento è doppio: due mostre ospitate una negli ex Magazzini del Sale, sede della fondazione, e una nell'ex studio del maestro, alle Zattere. Entrambe a Venezia, entrambe curate da Germano Celant. Si potranno così vedere le sculture di Vedova, un vero inedito, e «The fabric works» di Louise Bourgeois, artista francese da anni adottata da New York.

Bianchini, bel coraggio in un anno di crisi a inaugurare due mostre importanti... «Sono anni molto particolari. C'è una concentrazione di eventi, la globalizzazione, la genetica, l'assenza di regole, la crisi, la disoccupazione. Tutto dà un senso di insicurezza. Tutto questo, nei secoli ha sempre generato nuovi modi d'approccio nell'arte. L'arte è sempre stata un luogo attraversato da tanti linguaggi. In questo momento così particolare ci siamo domandati da dove ricominciare. E abbiamo deciso di far parlare gli artisti: la Bourgeois è ancora viva e quasi centenaria, Vedova è mancato nel 2006 dopo aver lavorato fino all'ultimo. Abbiamo immaginato di far parlare Vedova con i contemporanei».

Ci sono affinità tra i due artisti? Perché proprio la Bourgeois? «Se volessimo vedere cosa li avvicina, cosa li allontana, sarebbe un approccio inesatto, vogliamo far parlare i protagonisti. Vivevano entrambi il dolore, il contrasto, i mali del mondo, ma erano animati, e la Bourgeois lo è ancora, dalla forza della vita. Peccato che la Bourgeois non riuscirà a essere a Venezia per l'inaugurazione: ormai si muove poco».

Avete inaugurato negli stessi giorni della fondazione Pinault, che l'anno scorso apriva la Dogana in modo imponente. Di là dall'acqua ci sono ancora le stesse opere, voi che siete più piccoli siete già alla prima mostra. «Le fondazioni, nella tradizione italiana, si limitano a esporre le opere a disposizione, per poi limitarsi allo studio, alle foto, agli eventi. Noi pensiamo di essere un soggetto attivo. Vedova l'avrebbe condiviso. Il nostro non è un monologo. Il dialogo con la Bourgeois ci pone sulla scena internazionale».

Il luogo della mostra non è neutro per voi. «E' l'occasione per aprire lo studio del maestro, rimesso a posto sempre con la supervisione di Piano. Vedova ha viaggiato tanto, ma le Zattere erano fondamentali per lui. Era un debito nei confronti della città. E poi questa mostra si salda con la Biennale Architettura: non a caso il curatore del Padiglione Italia, Luca Molinari, ha scelto il progetto del museo per la sua mostra».

Un anno fa per Venezia si parlava di "chilometro dell'arte". A un anno di distanza che somme possiamo tirare? «In questo momento alla guida delle istituzioni abbiamo ottimi professionisti: Landau ai musei civici, Baratta alla Biennale, Rylands alla Guggenheim, Cortese sta facendo miracoli alla Querini. Ci sono tutte le premesse perché si possa diventare capitale della cultura».

 
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