| Biennale, giallo sul Padiglione Italia |
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| Mercoledì 27 Aprile 2011 10:30 |
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Sgarbi_biennale--190x130 Da: Il Corriere del Veneto: VENEZIA — Padiglione Italia, è sempre più giallo. Vittorio Sgarbi ha prima annunciato di voler lasciare l’incarico dopo la bocciatura del ministro Galan alla corsa alla soprintendenza, poi di voler congelare le dimissioni in attesa di chiarimenti col ministro. Nel frattempo, però, dalle parti di Ca’ Giustinian, e soprattutto dell’Arsenale, l’orologio ticchetta e quel «buco» di 4mila metri quadri all’Arsenale, destinato al Padiglione Italia, qualche preoccupazione in testa al presidente Paolo Baratta la mette: il solo pensiero di non avere un Padiglione Italia nell’anno del 150esimo anniversario dell’unità dev’essere inconcepibile per un’istituzione tanto amica del presidente Napolitano... E così ieri pomeriggio, col consiglio d’amministrazione riunito per approvare il bilancio (55mila euro di utile) Baratta ha prospettato ai consiglieri la soluzione: che l’allestimento della mostra all’Arsenale, e solo di quella, possa essere fatta dalla struttura tecnica della Biennale dietro incarico (pagato) del ministero. Cosa vuol dire tutto ciò? Semplicemente che Baratta cerca di correre ai ripari nel caso in cui—come ventilato qualche giorno fa dallo stesso Sgarbi — la società che ha l’incarico di organizzare tutte le mostre volute dal critico per il Padiglione Italia (all’Arsenale, in giro per Venezia, nelle regioni d’Italia e negli istituti italiani di cultura sparsi per il mondo) faccia un passo indietro e si defili dall’avventura veneziana, a 35 giorni dalla vernice. Tutto chiaro? Sì. Se non fosse che, interpellata, Arthemisia non ha nessuna intenzione di mollare, anzi. La struttura ammette «che ci sono state delle notizie di stampa un po’ contrastanti», ma dice «di non aver mai ricevuto alcuna comunicazione ufficiale di fermare il lavoro». Anzi: loro sono pronti a illustrare il progetto del Padiglione Italia diffuso il 5 maggio prossimo a Roma, alla conferenza stampa di presentazione del progetto Sgarbi, annunciata e rimandata più volte. Per loro, al momento, è tutto confermato, tranne un piccolo particolare: le mostre in luoghi veneziani «da definire». Ecco, su quelle la mano sul fuoco Arthemisia non ce le mette, perché dopo la bocciatura di Sgarbi la strada per ottenere gli spazi viene giudicata in salita. Ma il resto, secondo loro, starebbe tutto insieme. Peccato, però, che nel frattempo, il faraonico progetto Sgarbi si sia perso per strada un pezzo importante e di sicura suggestione: la mostra a Forte Marghera sul paesaggio violato curata da Oliviero Toscani e Salvatore Settis. Doveva essere la mostra del «degrado» italiano in uno scenario magico come quello di Forte Marghera, ma non si è mai concretizzato. Certo: Toscani ha fatto un sopralluogo al Forte. E Sgarbi pure: «Qui si può fare qualcosa di bello, sì», avrebbe detto il critico. Ma quando si cominciava a chiedergli di scendere sul concreto Sgarbi glissava, gesticolava. Tanto che a ieri Pietrangelo Pettenò, che con la Marco Polo System ha la gestione degli spazi, la dava per persa: «Una richiesta concreta non è mai arrivata, nonostante i sopralluoghi. E anche l’altra idea di Sgarbi, quella della mostra di tutte le Accademie di Belle Arti d’Italia, non si farà al Forte. L’Accademia farà comunque una mostra da noi, ma non legata alla Biennale, perché due anni fa solo il logo ci è costato 24mila euro e il Comune non può spendere questi soldi. Poi forse ospiteremo un pezzo del Padiglione del Montenegro, con Marina Abramovic (leone d’oro alla Biennale del 2007), vediamo». Ultimo elemento del giallo: cominciano a circolare le liste degli artisti invitati a partecipare al Padiglione, diffuse dal sito della rivista d’arte Flash Art. Elenchi non ufficiali, anzi. Solo dal Veneto dovrebbero arrivare 61 artisti: tra questi i fotografi Graziano Arici e Fulvio Roiter. Sarà vero?
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