| Frisa: «La nuova moda Giovani senza stereotipi» |
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| Mercoledì 13 Aprile 2011 13:55 |
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frisa_rgb--190x130 Da: il Corriere del Veneto: Già dalla copertina colpisce il progetto creativo: da leggere anche con le mani. Carta ruvida, piacevole al tatto, fondo panna, intarsi d’oro. Sfogliandolo poi, è un susseguirsi di foto d’artista, in movimento, che trascinano sulle passerelle internazionali, mentre il testo accompagna, approfondisce, rivela. E’ una piccola opera d’arte il libro di Maria Luisa Frisa, Una nuova moda italiana (Marsilio editore, 212 pagine). E lo fa notare anche l’autrice, direttore del corso di laurea in design della moda dello Iuav di Venezia, con sede a Treviso. «All’inizio della mia carriera mi sono occupata di arte - spiega Maria Luisa Frisa - , questa tendenza, l’attenzione alla creatività, mi è rimasta». Il gusto del bello, l’attenzione al dettaglio, traspaiono da ogni pagina. «Sono attratta dal violento flusso delle immagini più che dalla meraviglia delle forme - scrive - . Riuscire a cogliere nel susseguirsi di immagini quel frammento, quella figura, quell’indizio che permette di verificare una intuizione, un’idea, immaginare una storia, equivale per me alla gioia della rabdomante che trova l’acqua». Così questa ricognizione nella nuova moda italiana, che svela identità e talenti inediti, è piacevole tanto da vedere quanto da consultare. L’intento è fare conoscere a livello internazionale i fashion designer di oggi (il libro sarà tradotto anche in inglese e distribuito negli Usa). «C’è sempre meno spazio per i giovani - denuncia Maria Luisa Frisa - , la tendenza è restare ancorati ai grandi nomi della moda degli anni ’80, da Giorgio Armani a Versace, Ferrè, Krizia, Valentino. In questo senso c’è molta chiusura, una sorta di camicia di forza che blocca ogni movimento. Adesso i fashion designer hanno un modo di lavorare totalmente diverso, finalmente c’è un libro che lo racconta». Tra fotografie, ritratti, profili dei vari brand, emerge questa «identità inedita», formata spesso dai cosiddetti cervelli in fuga, italiani, molti veneti, che il successo nel fashion l’hanno trovato all’estero. «E’ importante rimarcare le differenze - precisa Maria Luisa Frisa - , ci sono tante piccole realtà che si autoproducono, nate anche nel Veneto, di ottima qualità. Il pubblico è sempre più attento e smaliziato, cerca la qualità dei prodotti artigianali». «Milano non è più il centro di tutto. C’è anche il Veneto che oggi è una realtà importantissima, sta emergendo, dovrebbe solo crederci di più, costruire una mitologia del territorio che manca, puntare sul sistema moda come elemento culturale ». Proprio nel Veneto ha sede una delle eccellenze, il corso di laurea dello Iuav con sede a Treviso, che si è detto fosse a rischio chiusura. «Niente di più falso - ribatte la direttrice Maria Luisa Frisa - la facoltà non chiuderà. La Camera di Commercio ha ridimensionato i fondi, probabilmente dovremmo trasferire la sede, ma il corso di laurea in design della moda non chiuderà. Il 95% dei laureati trova immediatamente lavoro, siamo una di quelle realtà che funzionano ». Qualche esempio? «Proprio recentemente una nostra laureata veneta, Francesca Rigoni, è stata chiamata da Louis Vuitton a lavorare per la maison a Parigi - rivela la Frisa - . Questo corso è un fiore all’occhiello del Veneto, è anche l’unica scuola in Italia ad essere stata inserita come eccellenza in un libro inglese sui poli di formazione più importanti a livello internazionale». Tra i talenti raccolti in Nuova moda italiana, che sarà presentato dall’autrice mercoledì alle 18 a Palazzo Giacomelli, a Treviso, ci sono i veneti Roberta Furlanetto e Renato Montagner. Poi Bianca Maria Gervasio, Mariavittoria Sargentini, Riccardo Tisci, Frida Giannini e molti altri: una carrellata dei profili di 31 protagonisti. I grandi della moda? «Invecchiare dovrebbe dare anche la saggezza di capire che c’è chi ha fatto il suo tempo- puntualiza l’autrice - , putroppo gli italiani hanno difficoltà a farsi da parte...». Qual è l’approccio migliore alla moda? «Non va subita, ma usata e interpretata - consiglia Maria Luisa Frisa - , mai preoccuparsi dei luoghi comuni, l’importante è sentirsi bene in un abito, anche esasperare i difetti, invece di nasconderli.. Basta ricordarsi che le cosiddette icone di stile sono sempre state donne molto brutte... » |









