| Orsoni non molla: verifica sui voti a Segre «Sono mancati i due terzi per la revoca» |
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| Mercoledì 16 Marzo 2011 14:50 |
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museo_m91--190x130 Da: il Corriere del Veneto: VENEZIA — «Ho dato mandato all'avvocatura civica di verificare che cosa è successo, perché per quello che mi riguarda è ancora sospeso dalla sua carica». Giorgio Orsoni non molla. E dopo aver già manifestato a caldo le sue perplessità sul voto che lunedì ha reintegrato Giuliano Segre nel ruolo di presidente della Fondazione di Venezia, martedì ha addirittura incaricato gli avvocati del Comune di valutare la possibilità di contestare l’esito del consiglio generale: sei consiglieri avevano infatti votato a favore di Segre, sei contro, uno (il vicepresidente Mirabelli) si era astenuto. Secondo il presidente sono mancati i due terzi dei voti per la revoca, secondo il sindaco era invece una votazione normale e non c’è stata la maggioranza per il reintegro. Ma mente il sindaco continua a combattere con l’elmetto ben piantato sulla testa, tra i partiti nessuno lo segue, esclusi Lega Nord e Italia dei Valori, che chiedono le dimissioni del presidente. Giovedì, dopo il silenzio dei giorni scorsi che molti avevano scambiato per imbarazzo, finalmente ha parlato ufficialmente il Pd. «Abbiamo scelto di non ingerire sulla Fondazione e rispettarne l’autonomia - spiega il segretario provinciale Michele Mognato - rispettiamo l’opinione del sindaco e il voto del consiglio, ma siamo anche preoccupati per la tensione istituzionale che si è prodotta. L’interesse della comunità è che non si blocchino le attività della fondazione, per questo auspichiamo che sindaco e presidente si incontrino presto». Ancor più equidistante il giudizio dell’Udc. «Non prendiamo posizione - dice l’assessore Ugo Bergamo - non siamo giustizialisti, si tratta di fatti di coscienza: Segre faccia quello che ritiene corretto». Nella maggioranza resta dunque isolata la posizione dell’Italia dei Valori, che alla vigilia del voto di lunedì con il consigliere Nicola Funari aveva sposato la linea della fermezza: «Idv ha più volte richiesto una legge per cui chi è condannato per reati contro il patrimonio pubblico non possa l’amministratore di enti collegati con gli enti locali», aveva detto. Dimissioni sono chieste a gran voce anche dalla Lega: «Orsoni è stato coraggioso, Segre deve farsi da parte - spiega il capogruppo Alberto Mazzonetto - non gli fa onore stare incollato alla sedia». «Abbiamo tanti altri problemi, io penso alla Regione, Segre se la vedrà con il suo consiglio», ha invece commentato il governatore Luca Zaia. Su posizioni diverse il Pdl, che invece mette il sindaco nel mirino. «Non ci stiamo a fare il giochino dei pro o contro Segre», premette il capogruppo Michele Zuin. «Mi chiedo se questo attacco frontale, anche un po’ prepotente, sia un bene per la città - continua Zuin - Il sindaco forse dovrebbe ricordare che la Fondazione, pur avendo dei membri nominati dal Comune, non è Veritas e nemmeno il Casinò». Il sindaco sembra dunque un po’ isolato, ma non per questo impaurito. Tra l’altro proprio le parole del presidente, che ha sottolineato i suoi problemi con il capo dell’amministrazione comunale ma non con l’amministrazione stessa, gli sono rimaste piuttosto indigeste. «Sono stupefatto, vorrebbe interferire nella politica della città come se fosse il custode della volontà della maggioranza - ha detto giovedì - E' assolutamente anormale che un presidente di una fondazione che vorrebbe autonomia voglia esercitare un ruolo politico. Non vedo perché il sindaco non possa dunque dire la sua». Nessun commento da Segre, a Torino perché invitato da Intesa San Paolo per le celebrazioni del 150esimo dell’Unità. Giovedì circolava anche un’ipotesi suggestiva: quella del «pareggio concordato» tra i consiglieri. «Così nessuno ha vinto e non siamo andati contro il sindaco », avrebbe detto un consigliere. Ma da qui alla tranquillità ci sono ancora parecchi passi da fare.
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