Home Notizie a Mestre Città Musica Gazzè, le note della poesia tra musica e «cabaret»
Gazzè, le note della poesia tra musica e «cabaret» PDF Stampa E-mail
Martedì 18 Gennaio 2011 17:21
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Successo del cantautore romano al Toniolo di Mestre. Le nuove canzoni di «Quindi» e i successi di ieri

MESTRE - In un teatro Toniolo quasi al completo, con pubblico eterogeneo per lo più composto da 20 enni e 30 enni, ma anche di bambini e genitori, si è esibito sabato 15 il cantutore romano Max Gazzè, per presentare il nuovo album «Quindi?» e riproporre vecchi successi. Nell'attesa dell’inizio il palco è aperto con gli strumenti e gli sgabelli per i musicisti, quasi una scena da cabaret, spazio asettico con fogli spiegazzati sul pavimento, percussioni al minimo, basso e, promettente, la fisarmonica. Dietro solo un telo bianco. I musicisti sono Clemente Ferrari alla fisarmonica, Giorgio Baldi alla chitarra, e Meki Marturano alle percussioni. Max Gazzè è voce e basso. Max è molto scherzoso, informale, loquace e giocoso. Introduce le prime canzoni con un scambio di battute incalzante, da cabaret. Si parte con «Sul ciliegio esterno» canzone del 2000 , tra citazioni junghiane «Siamo come siamo», incalzante «Cara Valentina» e «Il timido ubriaco». Le percussioni al minimo danno un ritmo più soft ai pezzi, e la fisarmonica dalle molteplici sfumature armoniche è sorprendente. Il pubblico si scalda con lui e canticchia trattenuto per concludere la prima parte quasi in piedi con «Una musica può fare» mescolata sorprendentemente con sapienza vocale e musicale con I k.c.& the sunsine «I'm your boogie man»... dieci minuti di voce e chitarra al massimo di carica e forza suggestiva. Personalmente, unico punto di disturbo, le luci cangianti sul telo bianco, con movimenti optical.

Pausa e si riprende ritrovandosi in un altro spazio... non più lo scenario intimista e confidenziale della prima parte ma un tripudio di luci in movimento psichedeliche e fluorescenti e come sottofondo sempre più prepotente l'attacco del meraviglioso pezzo dell’ultimo album «a cuore scalzo». I musicisti sono diventati silhouette in controluce, invisibili esecutori di musica e parole. La batteria ora è al completo, tastiere chitarra e basso differenti. Niente è più spiegato né introdotto. E' diventato un concerto elettro-pop-rock, con una virata netta dall’acustico all’elettrico. Esecuzioni e arrangiamenti da non perdere per le canzoni del nuovo album pervase di dolcezza, senza per questo mancare di energia e per i pezzi classici, da «Impercettibili» a «Questo forte silenzio» da «Annina Mia» a «La cosa più importante» e il «Solito sesso». Si chiude, ma il gioco delle parti prevede il bis e il generoso Max ci regala con i brividi «Mentre dormi» e un’ altra ora quasi di musica e parole, per concludere con «L’uomo più furbo», dove riprende con Giorgio Baldi il siparietto e lo scambio di battute e alternandola virtuosisticamente a «Ain`t No Sunshine When She's Gone» chiude, lasciandoci in piedi, perché questo, una musica, può fare.

Cecilia Dal Bon
17 gennaio 2011

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 
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