| Pensioni, le nuove più leggere da gennaio. Brunetta: un pò meno ma cresceranno |
|
|
|
| Lunedì 14 Dicembre 2009 09:16 |
|
ROMA- Da gennaio le nuove pensioni saranno più leggere. A fare i conti in tasca ai nuovi pensionati è il quotidiano economico Il Sole 24 Ore che ha elaborato oggi alcuni esempi. Brunetta rassicura: ci sarà solo una crescita inferiore. Critica la Uil: pensioni più leggere per colpa dei coefficienti di trasformazione adottati dal governo «che non inadeguati alla realtà».
Pensioni più leggere da gennaio. Gli importi si ridurranno da un minimo dello 0,8% ad un massimo del 3,7% per l'introduzione dei nuovi coefficienti di calcolo dei trattamenti di vecchiaia, ora applicati con il sistema misto o con quello interamente contributivo. Un lavoratore dipendente, che ha 20 anni di contributi e che ha conseguito un reddito di 40.000 euro nell'ultimo anno, dal primo dicembre 2009 aveva diritto ad una pensione di 16.104 euro, da gennaio dovrà invece accontentarsi di 15.531 euro. Un lavoratore autonomo con reddito e contributi analoghi prenderà nel 2010 11.204 euro, il 3,7% in meno degli 11.585 che avrebbe preso nel 2009. La revisione dei coefficienti, messa in programma con la riforma Dini del '95 doveva scattare ogni 10 anni, per stare al passo con l'andamento della vita media: il principio era che, se si vive più a lungo, diventa più ampio anche il periodo in cui si beneficerà dell'assegno. Così per mantenere in equilibrio il sistema previdenziale è necessario ridurre le pensioni. La scadenza del 2006 è poi saltata ed è stato stabilito di far partire i nuovi coefficienti a partire dal 2010 e di aggiornarli ogni tre anni. Il Sole 24 Ore calcola anche la differenza tra i coefficienti 2009 e quelli del 2010. Diminuiscono a seconda dell'età: calano del 6,38% se si hanno 57 anni oppure dell'8,41% se si hanno 65 anni. Il tema era stato affrontato all'inizio del mese da un convegno organizzato dalla Cgil, che aveva calcolato una riduzione del 3-4% per le nuove pensioni a partire dal prossimo gennaio, chiedendo anche di modificare i criteri di calcolo dei coefficienti di trasformazione e di applicarli «pro quota» solo sul montante contributivo dal 2010 in poi e non retroattivamente su tutti i contributi. Una soluzione che, secondo la Cgil, è possibile proprio applicando correttamente le regole del 1995 che hanno previsto il «pro quota» passando dal sistema retributivo al contributivo. Brunetta rassicura: nulla di grave, cresceranno meno. Nessun taglio alle pensioni con il nuovo calcolo dei coefficienti di trasformazione in vigore da gennaio ma solo una crescita inferiore a quella del biennio precedente conseguenza del rallentamento economico registratosi nel 2009. La rassicurazione arriva dal ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, dai microfoni di Rtl. «Nulla di grave. Il fatto è che il 2009 è stato un anno di crescita bassa. Il risultato è che l'adeguamento delle pensioni per il prossimo anno, sull'anno precedente, sarà più basso. Questa è la regola, un meccanismo voluto dal governo Amato nel 92. Le pensioni dunque cresceranno di meno ma cresceranno», spiega. «Sarebbe bello, certo, che crescessero sempre a prescindere dal reddito ma un qualche vincolo ci dovrà essere visto che le pensioni sono circa 18 milioni», prosegue ricordando come il meccanismo di adeguamento delle pensioni, «una sorta di scala mobile parziale», si basi su un indicatore misto tra il costo della vita ed il salario e come questo si adegui in ritardo rispetto all'anno in corso. «Il 2007-2008 è stato un buono periodo per la crescita del reddito, l'incremento dei salari sostenuti anche per quel che riguarda l'inflazione. Gli incrementi rispetto a questo indicatore sono stati del 75%.Il 2009 , invece, è stato anno di crescita bassa. Il risultato è che l'adeguamento per il prossimo anno su l'anno precedente, sarà più basso. Tutto qui». Uil: colpa dei coefficienti di trasformazione inadeguati alla realtà. Se le nuove pensioni del 2010 saranno più leggere è colpa dei criteri di revisione dei coefficienti di trasformazione adottati dal governo «che non inadeguati alla realtà» commenta il segretario confederale della Uil, Domenico Proietti. Ma il sindacato risponde anchea Brunetta, che dai microfoni di Rtl ha spiegato come le pensioni «cresceranno meno ma cresceranno». «Una diminuzione delle pensioni non è mai una cosa positiva», prosegue. «Sopratutto quando è frutto di criteri di revisione dei coefficienti inadeguati alla realtà del nostro sistema. Non sono in discussione i coefficienti stessi ma i criteri che sono alla base della loro definizione», ribadisce. Cgil: con nuovi coefficienti il 3% -4% in meno. Con l'applicazione automatica dei nuovi coefficienti di calcolo del montante contributivo si perderà, dal 1 gennaio 2010 circa il 3-4% della pensione rispetto a chi va in pensione oggi con il sistema misto, contributivo-retributivo. E la perdita secca sarà ancora più consistente rispetto a coloro che vanno in pensione con il sistema retributivo. È uno studio della Cgil, coordinato dal segretario confederale Morena Piccinini, a ribadire gli effetti che dal 1 gennaio 2010 subiranno le nuove pensioni. Un sistema sperequato, dunque, visto che, indica ancora il sindacato, «chi va in pensione a 60 anni con 29 anni di contributi nel 2010 con il sistema misto perderà il 7,28% rispetto a chi ci andrà con il sistema retributivo mentre perderà solo il 4,6% chi andrà in pensione oggi con il sistema misto e i coefficienti attuali». Occorre dunque, per la Cgil, ripristinare l'età pensionabile; modificare già dal 2010 i criteri di calcolo dei coefficienti di trasformazione applicando il pro-quota« e non, come previsto dalla legge, retroattivamente su tutti i contributi; e garantire un tasso di sostituzione delle future pensioni non inferiore al 60% dell'ultima retribuzione, anche attraverso il ricorso alla fiscalità generale. da: "Il Gazzettino" |









