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Trattori sulle strade contro la nuova Tav PDF Stampa E-mail
Sabato 20 Novembre 2010 14:57
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da Corriere del Veneto

Agricoltori in rivolta, rischio Val di Susa
Contrari al tracciato anche sindaci di centrodestra


VENEZIA — Gli agricoltori si dicono pronti a bloccare le strade con centinaia di trattori. Ma anche tra i sindaci, per di più del centrodestra, comincia a montare la protesta. E c’è chi si dice pronto a fare del Veneto Orientale la nuova Val di Susa. All’indomani delle decisioni del Cipe, che ha dato il via libera o spinto numerose opere venete, dal Mose alla nuova Valsugana fino alla Tav tra Milano e Verona, subisce un’accelerazione improvvisa anche l’iter per la realizzazione del progetto preliminare per la costruzione dell’Alta Velocità/ Alta Capacità tra Venezia e Trieste da parte di Italferr, la società di Rfi chiamata a consegnare il faldone entro la fine dell’anno, pena la perdita dei finanziamenti europei. S’impenna il lavoro dei tecnici, e s’impenna pure la protesta contro il tracciato litoraneo, quello che piace al presidente Zaia ed all’assessore Chisso, che vorrebbero sfruttare i binari della Tav pure per portare i turisti sulle spiagge. Il comitato «L’altra Tav», costituito da Agricoltori e Legambiente, è pronto a portare in strada centinaia di trattori per convincere la Regione a spostare il percorso lungo la A4.

Anche il fronte politico si va compattando, puntellandosi paradossalmente tra i sindaci di centrodestra. Entro pochi giorni fisseranno la data della manifestazione che si svolgerà durante la settimana a cavallo tra novembre e dicembre. Varie le ipotesi al vaglio degli organizzatori: dal blocco della viabilità ad un corteo di trattori che si snodi lungo il (presunto) percorso della Tav. Con appuntamento finale e culmine della protesta probabilmente a San Donà. «Stiamo lavorando per una manifestazione pacifica e per evitare infiltrazioni di persone che possano avere scopi diversi dalle nostre intenzioni - premette Luca Lazzaro della Cia -. Noi non vogliamo cancellare la Tav ma cambiare il tracciato, come tra l’altro cita una delibera Cipe del 2001 che identifica come preferibile l’accostamento all’asse della A4». Cia, Confagricoltura, Copagri e Legambiente hanno unito le forze nel comitato «L’altra Tav» che può contare su una miriade di sotto-comitati già in stato di agitazione: 500 le firme raccolte domenica scorsa in tre Comuni. «E’ una petizione - spiega Maurizio Bollotto di Legambiente Veneto orientale - con la quale chiederemo alla Regione di abbandonare l’attuale percorso e di aprire un confronto con i cittadini, che non c’è mai stato ». I nodi sul percorso basso, secondo il comitato, sono molteplici: instabilità del suolo di bonifica; problemi di sicurezza idraulica in caso di esondazioni, bloccate dal tracciato equiparabile ad una sorta di diga artificiale nel sandonatese; costi elevatissimi, 37 milioni di euro al chilometro contro i 15 spesi per ogni chilometro di Tav in Francia e Spagna; devastazione di campagne agricole e zone vinicole ad iniziare dalla doc di Lison.

Fuori dal coro la Coldiretti: «Nessun processo alle intenzioni - chiarisce il presidente regionale Giorgio Piazza - attendiamo il progetto preliminare poi lo discuteremo». Contrarietà sempre più marcata anche tra i Comuni interessati al passaggio dell’Alta Velocità. I sindaci di sinistra (San Stino di Livenza e Portogruaro a breve si uniranno al comitato) guardano alla Regione e puntano il dito contro il metodo «totalitario» a loro dire adottato. I comuni di centrodestra (San Donà, Musile, Quarto d’Altino, Torre di Mosto, Eraclea), riuniti nel «coordinamento dei sindaci del tracciato basso», guardano alla Provincia di Venezia «perché è necessario - spiega l’onorevole e sindaco di Musile, Gianluca Forcolin - che sia una sola entità a portare in Regione le criticità del territorio». «Sono pronto a mettermi di traverso a questa linea tracciata su carta non so come - tuona Camillo Paludetto, leghista da Torre di Mosto - perché devasta il territorio della bonifica e non tiene conto dello sviluppo di questo Comune». La musica non cambia nel Pdl: «Eraclea sarà tagliata in due - gli fa eco Graziano Teso -. Io non pretendo di cambiare tracciato ma ho il diritto di esprimere le perplessità della popolazione. Mi chiedo tuttavia: perché la Zaccariotto e Zaia non prendono una posizione chiara sulla questione?». A sinistra tuoni e fulmini: «In Friuli il transito della Tav è stato concordato un anno fa con i Comuni» tuona Antonio Bertoncello da Portogruaro. «Qui si è imposta una scelta sulla testa della gente - aggiunge Luigino Modo da San Stino -. Ci dicono che potremmo discutere il progetto preliminare: così la Regione continua a prendere in giro la gente».

 

 
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