| Viani Alberto |
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viani_alberto Scultore (Quistello, Mantova, 1906 - Mestre, 1989). Fu prima studente, quindi insegnante all'Accademia delle Belle Arti a Venezia e visse per tutta la vita a Mestre. La sua produzione artistica, iniziata negli anni '30 ed esposta a partire dal '44, cominciò ad essere apprezzata in campo nazionale ed internazionale solo dalla fine degli anni '40. Partecipò in più occasioni alla Biennale di Venezia (quasi ininterrottamente dal 1948 al 1988) e fu insignito nel 1952 del Premio del Comune e nel 1966 del Premio Internazionale per la Scultura. Inoltre prese parte alla Biennale di Middelheim di Anversa (dal 1949 al 1973) ed alla Quadriennale Internazionale di Roma (nel 1955, nel 1972, nel 1986 e nel 1965, quando vinse il Premio del Parlamento). Le sue opere vennero acquistate dai maggiori musei mondiali, da New York a Roma, da Torino a Venezia. Tuttavia la sua era una personalità complessa, ben differente da quella dei suoi colleghi interessati esclusivamente al mercato. Viani infatti, attento più alle idee che all'agire, passava parecchio tempo a meditare sullo stesso progetto, tanto che egli definì la sua opera omnia come un "continuo ripensamento di pochi temi iniziali" che lo occuparono per anni. Anche queste differenze fanno del nostro scultore una personalità isolata, segregata dalla necessità di "crearsi un'esistenza autentica, fuori dalla massificazione" propria del mondo moderno. Dalle epistole inviate a Vittorino Meneghelli, suo collezionista nonché amico, emerge la consapevolezza dell'autore di essere solo in mezzo a persone che ricercano solamente soldi ed onori, in una civiltà europea ormai in crisi. Ed è questa l'immagine di Viani che risulta anche dai suoi disegni, eseguiti per lo più su fogli di risulta (margini di giornali o tovaglioli) e soprattutto dai suoi Quaderni, zeppi di citazioni ed estratti. Emblematico è il passo in cui Viani afferma di ritenere, al pari del poeta Eugenio Montale, che la vera espressione artistica della nostra epoca consiste nel far risuonare nelle proprie opere la solitudine di cui ogni essere umano è vittima. Si pensi ad esempio al Nudo seduto, scultura posta al di sopra della fontana centrale della nuova Piazza Ferretto di Mestre. Nonostante si tratti di un'opera realizzata da Alberto Viani nel 1958, essa risulta già riconoscibile in un cartone disegnato con ogni probabilità due anni prima. E ovviamente, anche nel caso del Nudo seduto, Viani traspone in scultura le sue concezioni teoriche: il nudo è in piena solitudine, isolato al centro della vasca, ma parimenti riflette "ciò che vede" del mondo esterno (nella fattispecie la Piazza): il mondo fisico risulta pertanto filtrato attraverso la coscienza individuale dell'uomo; quest'ultimo è dunque solitario, disgiunto da un mondo che gli è estraneo e che egli non comprende. I riflessi però si infrangono nell'acqua, che li unisce, poi di nuovo li separa, li disgrega e li moltiplica come se la visione del reale che il singolo essere umano ha fosse nuovamente vista come estranea dal mondo esterno stesso. La scultura non rappresenta pertanto solo un giusto tributo, finalmente nella città in cui visse, ad un artista assurto ai più alti palcoscenici dell'arte. Il Nudo seduto è questo ed ancora molto altro: è la presentazione della solitudine e del senso della modernità in una città che come poche altre si è sviluppata proprio nella modernità e che della realtà moderna ha fatto la propria croce e la propria delizia. Occorre ricordare che quando una sua analoga scultura (il Nudo al sole, eseguito nel 1956 per il negozio Olivetti a San Marco) stava per essere posta al centro di una vasca, Viani aveva espresso le sue perplessità, temendo che l'opera ne risultasse snaturata. Non è questo il caso del Nudo seduto, che nell'acqua si specchia, che dall'acqua trae forza espressiva e che con grazie all'acqua completa il proprio significato. Per le sculture di Alberto Viani si parlò di influssi da parte di Arp, Brancusi o addirittura di Picasso, ma al di là di alcune analogie esteriori (specie con Brancusi) bisogna riconoscere l'assoluta originalità del percorso artistico di Viani. Se Brancusi infatti ricerca l'astrazione dalla realtà per creare una forma perfetta, Viani non è a ben vedere né neoclassico né neoplatonico, dal momento che anche qualora persegua forme perfette, queste sono sempre dettate dall'esperienza e da una concezione laica: la struttura dell'opera rappresenta l'idea, concettualizzatasi nel reale, poiché la scultura costituisce un'espressione universale dell'esistenza. Per dirlo con Viani: "Le mie sculture nascono sempre dalla coscienza di una cultura e dal dialogo passato-presente. Non so quello che devo agli antichi né quello che devo ai contemporanei. [...] le mie sculture le ho trovate in me stesso" . |









