Home Città La Storia Opere Effetto museo M9, un piano per realizzare hotel, case e negozi
Effetto museo M9, un piano per realizzare hotel, case e negozi PDF Stampa E-mail
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Da: Il Corriere del Veneto:

MESTRE - L’M9 non c’è ancora, i cantieri non partiranno prima del 2011 ma il Museo del Novecento, con il suo centro commerciale, funziona già da catalizzatore di altri progetti. Come quello che interessa gli edifici tra l’area di proprietà della Fondazione di Venezia e piazzale Donatori di sangue. Qui una cordata vorrebbe valorizzare (anche in parte abbattendo) i vecchi edifici per ricostruire un angolo di città con funzioni nuove legate al polo della cultura, tra museo e villa Erizzo, la futura biblioteca centrale. Che oggi è in fase di restauro ma solo parziale visto che il Comune non ha abbastanza finanziamenti per tutto l’intervento. Non è un tassello indifferente questo, perchè i privati con firmano un progetto quasi della portata dell’ex Umberto I sarebbero pronti a mettere sul «piatto » di Ca’ Farsetti quello che serve per realizzare il nuovo palazzo per la biblioteca, previsto dietro la villa dogale di Mestre.

Il progetto ha fatto capolino pochi mesi fa. Ancora prima delle elezioni ha bussato alle porte dell’amministrazione il gruppo vicentino Maltauro (che a Mestre ha lavorato al raccordo autostradale di Tessera per esempio) come capofila di un pool di imprese intenzionate a valorizzare la sede della Telecom e delle Poste in piazzale Donatori di Sangue. Tra gli obiettivi anche abbattere gli stabili più vecchi che anche per il Comune sono brutti e inadeguati allo sviluppo futuro della terraferma. Al posto degli enormi palazzoni grigi tra via Carducci e il piazzale arriverebbero stabili in realtà più voluminosi che comprenderebbero un hotel, appartamenti, spazi commerciali. Persino la piazzetta disegnata dai vincitori del concorso di idee dell’M9 si allargherebbe. In cambio, grazie agli oneri di urbanizzazione, Ca’ Farsetti otterrebbe proprio quei 10 milioni di euro che mancano per realizzare la biblioteca centrale. Il che risolverebbe un bel po’ di problemi al pubblico che, vista la mancanza di fondi, nell’ultimo anno ha passato in rassegna svariate alternative, tra cui spostare la biblioteca all’ex Umberto I, per dare a Mestre uno spazio di studio e consultazione di volumi degno di una città metropolitana.

La proposta della cordata è arrivata in Comune poco prima delle elezioni e l’ex giunta, vista la concomitanza con la scadenza del mandato, non ha approfondito l’ipotesi lasciandola in eredità ai successori. E appunto nelle ultime settimane Maltauro è tornato a bussare alle porte del Comune, riproponendo questo complesso progetto di riqualificazione che, se accettato, sfocerebbe in un accordo di programma tra pubblico e privato. Al momento, si tratta ancora di idee allo stato embrionale anche se di mezzo ci sarebbe già un progettista, l’architetto mestrino Giovanni Caprioglio. I palazzi però non sono ancora passati di proprietà. Tra la Telecom, che ha in gestione il palazzo delle Poste e la sua sede del fondo immobiliare Pirelli Amarilli, ci sarebbero però stati già dei contatti. Lo sfratto intimato dunque alle Poste farebbe parte di quest’operazione. In Comune si starebbe prendendo seriamente in considerazione la proposta del gruppo Maltauro (che però potrebbe non essere l’unico gruppo interessato all’operazione) con gli occhi sulla biblioteca e la possibilità di avere la riapertura dell’acqua in via Poerio.

 
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