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Landau: «Così cambierò i musei veneziani» PDF Stampa E-mail
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Da: Il Corriere del Veneto:

È nato a Tel Aviv, ha una laurea in medicina, un curriculum scintillante di imprenditore a Londra (il fenomeno Loot). E poi la grande esperienza nel mondo dell’arte: trent’anni a Oxford come studioso del Rinascimento e la cura di grandi mostre, da «The genius of Venice» alla Royal Academy di Londra a «Mantegna» a Londra e al Metropolitan di New York. Ma soprattutto un lungo legame con Venezia. «Sbarcai nel dicembre 1954 dalla nave Messapia che proveniva da Haifa. Poi ci sono venuto spesso, il mio sogno è sempre stato quello di stabilirmi qui». Madre triestina, David Landau ha nel sangue questo angolo d’Italia. La moglie Marie-Rose, austriaca, è grande collezionista di Venini, un padre innamorato di Venezia che abitava sopra l’Harry’s Bar, dove c’era lo studio di Guidi. Ora il destino si è compiuto: Landau è stato chiamato dall’ex sindaco Cacciari a presiedere la Fondazione Musei Civici, il più importante complesso museale veneto (e non solo) che raggruppa fra gli altri Palazzo Ducale, Museo Correr, Palazzo Fortuny.

Presidente Landau, quale è il programma dei suoi primi 100 giorni? «Sono giorni di studio. Devo capire come funzionano le cose e capire che cosa non funziona. Voglio sapere le aspirazioni delle persone che ci lavorano. Ho incontrato tutti i direttori dei musei e ho chiesto loro di sognare. Sto studiando questi "sogni", poi presenterò il piano al Cda».

Da tempo i Musei Civici non ospitano grandi mostre. Quali sono i suoi «sogni», invece? «Le grandi mostre sono necessarie. Venezia non appare nella lista mondiale delle mostre più visitate e la cosa più assurda che non appare neppure nella lista italiana. Ma è il posto ideale per questi eventi. Tutto questo deve cambiare».

A quali sedi espositive sta pensando? «Innanzitutto al Correr, ho molte proposte da grandi interlocutori in tutto il mondo.Ho progetti per Ca’ Corner della Regina: deve diventare la nostra Kunsthalle. È uno spazio perfetto per le grandi mostre, quasi più bella della Royal Academy, ma ha bisogno di restauri interni. Spero di riuscire ad aprire l’intero stabile in tre anni, portando anche gli uffici della Fondazione. Mi sto muovendo per avere tre possibili sponsorizzazioni. A pieno regime ci dovrebbe essere sempre una mostra aperta in almeno uno dei musei della Fondazione ».

Quali potrebbero essere le prime grandi mostre? «Mi piacerebbe Crivelli, Vivarini, Giandomenico Tiepolo. Sarei felicissimo se riuscissi a portare i 37 quadri veneziani di Monet».

E l’arte contemporanea? «Spero di ottenere in affitto una terza sede per le mostre di arte contemporanea all’Arsenale, le Tese di San Cristoforo. Sono ideali per quel tipo di eventi: alte, spazio industriale molto aperto».

Come vuole cambiare le altre sedi espositive? «Il Correr ha bisogno di essere reinterpretato. Ora è un misto fra un museo storico, un museo dell’arte neoclassica e una pinacoteca. Così il visitatore viene confuso. Vorrei trasformarlo nella Wunderkammer di Venezia, il museo dei tesori di Venezia.Hovisitato i depositi, che sono tanti e ricchissimi e ho trovato collezioni meravigliose: bronzi, sculture, gioielli, camei, collezioni. Al Metropolitan o al Louvre farebbero stanze apposite, qui le teniamo in soffitta».

Qualche esempio? «La pianola di Isabella d’Este o il più famoso servizio di maiolica italiana del ‘500, di cui in esposizione c’è un solo piatto. Ho suggerito di trasferire la parte storica del Correr a Palazzo Ducale. Vorrei riuscire in questa impresa in un anno e mezzo».

Anche Ca’ Rezzonico ha enormi potenzialità. «Questo museo mi ha colpito particolarmente e va rivitalizzato. In occasione del prossimo Carnevale voglio trasformarlo nel palazzo dove le maschere tradizionali vanno a prendere il cioccolato caldo. Penso a concerti, a tenerlo aperto anche alla sera, aprendo il ristorante nel giardino. Al Museo Correr in contemporanea voglio fare la prima mostra del Carnevale. In quei giorni arrivano a Venezia almeno 100mila persone e nessuno visita il Correr».

La sua passione per il vetro coinvolgerà anche il Museo di Murano. «Spesso non ci si fa caso, ma all’estero Murano è conosciutissima. E noi dobbiamo utilizzare questo marchio e questa fama. Anche se aspetterò mille anni, io non diventerò mai il più bello del mondo! Ma fra tre anni vorrei che il museo del vetro sia il più bello del mondo. Abbiamo acquisito il palazzetto dell’ex Anagrafe, ora alla destra del museo, e le Conterie, a sinistra. Ingloberemo questi spazi nel museo. L’ex Anagrafe sarà trasformata in centro studi e biblioteca con gli uffici del museo. Nell’attuale spazio ingrandiremo la sezione archeologica, al primo piano sistemeremo il ‘700-800. Poi si passerà alle Conterie: due dei tre hangar diventeranno il museo del ‘900, il terzo avrà spazi permostre temporanee sul vetro di tutto il mondo, sala conferenza e sale didattiche. Deve diventare il cuore pulsante di Murano, come era alle origini. Come segno di questa attenzione particolare, mia moglie ha deciso di regalare la nostra grande collezione di vetri del ‘900».

Mi sembra che abbia da fare nei prossimi mesi… «Non è finita. Non si dimentichi del museo del tessuto a Palazzo Mocenigo. Abbiamo più di 900 vestiti del ‘700, un patrimonio ricchissimo. Invece di tenerli negli armadi, con questi abiti voglio fare dei tableau vivant e ricostruire la vita veneziana dal ‘500 al ‘700, aggiungendo, mobili, bicchieri, porcellane. Tavole imbandite. Un salottino dove si gioca a carte con le carte del ‘700. I giocattoli. La processione dogale. Insomma, una macchina del tempo. E per finire il Museo di Storia Naturale: vogliamo dedicare un piano alla laguna e al suo ecosistema ».

Come vuole affrontare la delicata questione del rapporto con le altre istituzioni culturali veneziane? «La mia intenzione è semplicemente quella di instaurare un rapporto di collaborazione totale. E’ necessario dialogare, anche sul fronte della pianificazione delle mostre».

Vuole coinvolgere l’Università? «Ho appena parlato con il Rettore, ma non l'ho ancora incontrato, cosa che faremo a fine giugno, ma la collaborazione con gli studenti è già iniziata. Faccio un esempio. Detesto i quadri senza cornici. Nel Rinascimento spesso costavano più del quadro. Al Correr i quadri non hanno cornice perché Carlo Scarpa aveva deciso che andavano "denudati". Ho deciso di reincorniciarli. E gli studenti ci stanno aiutando nella catalogazione delle vecchie cornici, che sono in un grande deposito. Così piano piano "rivestiamo" i quadri».

Che cosa fa nel tempo libero a Venezia? «Adoro visitare le chiese, trovo sempre un’opera d’arte che non conoscevo».

I libri che ama di più? «La Recherche di Proust. Fra gli italiani adoro Pasolini e D’Annunzio».

Musica? «Sono grande appassionato di opera. A teatro non sto mai fermo, voglio dirigere, cantare...Amo Verdi e Puccini. Turandot, Bohème, Tosca».

Le emozione estetiche più forti? «L’altare di Grünewald a Colmar, il soffitto di Tiepolo alla residenza di Würzburg, la scuola grande di San Rocco. La Deposizione di Tiziano all’Accademia, un capolavoro che anticipa la storia dell’arte di quattro secoli».

 
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