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Statue, cippi e lapidi in finto marmo I cinesi invadono anche i cimiteri PDF Stampa E-mail
cimiteri_cinesi_dal_corriere

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Da: Il Corriere del Veneto:

MESTRE— Per i bambini il più adatto è SY-X051, l'angioletto del cimitero in granito bianco con le rifiniture in oro. Per gli adulti si consiglia SY-X029, un angelo con le ali semi-aperte. E per chi vuole risparmiare c'è la statuetta SY-X1127, tutta di granito rosa, come recita il catalogo dell'agenzia di pompe funebri. Che specifica anche che si tratta di oggetti di importazione cinese, tranne che per l'iscrizione funeraria, fatta sul momento dal garzone di un marmista veneto. Dopo aver invaso la vita di tutti i giorni, i prodotti asiatici questa volta sono arrivati anche nei cimiteri.

Statue, lapidi, portafiori e soprattutto cippi funebri in simil-marmo prelavorato i cui costi di realizzazione sono di gran lunga più bassi rispetto a quelli prodotti degli artigiani della zona. D'altro canto, da quando i regolamenti comunali hanno cercato di mettere un freno alla fantasia delle famiglie dei defunti, le tombe dei campi santi gratuiti sono state uniformate creando un ulteriore spazio per i prodotti prefabbricati. E l'arte cinese questa volta ha superato anche il marmo. Il Pvc di importazione ne rispetta perfettamente le venature e il colore, resiste più a lungo alle intemperie e costa terribilmente meno. E nel quadro della diffusione dei funerali low cost da millecinquecento euro circa, i cippetti in simil-marmo prelavorato di fattura cinese che costano al grossista intorno ai 60-70 euro contro i 200-300 di quelli di fabbricazione italiana, stanno invadendo il mercato.

Tanto le autorità cimiteriali hanno il compito di vigilare solo sulle dimensioni e sul colore dei cippi, ma non necessariamente sul tipo di materiale che viene usato per fabbricarli. E la stessa regola vale per i campi a pagamento, dove l'unico freno è la dimensione delle statue e delle lapidi che se ordinate a un marmista locale possono superare agilmente i cinquemila euro. «Noi tagliapiera lavoriamo tutto il giorno in scantinati perché non possiamo più permetterci gli affitti dei laboratori - scuote la testa Giovanni Giusto, uno degli ultimi marmisti rimasti nel centro storico veneziano - E' successo dieci anni fa con il vetro di importazione cinese. Era evidente che sarebbe successo anche con il marmo».

 
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